12 Marzo 2017

Artigiani e commercianti guidano il fronte del no all’ aumento dell’ Iva

Artigiani e commercianti guidano il fronte del no all’ aumento dell’ Iva

L’ ipotesi di un ritocco verso l’ alto dell’ Iva compatta il fronte del «no». Artigiani, commercianti e consumatori contestano l’ ipotesi di un rialzo delle aliquote ventilata dal governo che, denunciano, si tradurrebbe in una maxi-stangata da quasi 800 euro all’ anno per le famiglie e soprattutto rischia di far crollare i consumi di oltre 8 miliardi. Anche il Pil finirebbe per frenare di nuovo mettendo così a rischio i conti del Paese. Più nel dettaglio, una simulazione condotta da Ref Ricerche per conto di Confesercenti calcola che se il governo decidesse di innalzare le aliquote come da indicazioni europee, perderemmo a regime 8,2 miliardi di consumi: si tratta di circa 305 euro di spesa in meno a famiglia. Sul prodotto interno lordo, invece, l’ impatto negativo ammonterebbe a meno 5 miliardi di euro. Un rialzo dell’ Iva si tradurrebbe in una maxi-stangata, solo per costi diretti, da 791 euro annui a famiglia. Il calcolo è del Codacons che avverte come nel nostro Paese l’ Iva abbia già subito di recente due incrementi «con effetti disastrosi per le fa miglie e i consumi». Molto critica anche la Cgia di Mestre che in particolare contesta l’ ipotesi di aumentare l’ Iva per finanziare la riduzione del cuneo fiscale. Un’ operazione di questo tipo «non sarebbe a somma zero» poiché il taglio del costo del lavoro porterebbe vantaggi economici a imprese e lavoratori dipendenti, mentre il rincaro dell’ Iva lo pagherebbero tutti. In particolar modo i più deboli, come i disoccupati, gli inattivi e i pensionati che dal taglio delle tasse sul lavoro non beneficerebbero, almeno direttamente, di alcun vantaggio. Nel frattempo l’ inflazione ha ricominciato ad alzare la testa con i salari che invece sono ancora fermi al palo. Dati Istat alla mano, a gennaio i listini della spesa sono rincarati dell’ 1% su base annua, contro lo 0,5% delle retribuzioni contrattuali. Il trend per il costo della vita dovrebbe proseguire verso l’ alto. La settimana scorsa la Bce ha rivisto al rialzo le proprie stime sull’ inflazione europea che è vista all’ 1’1,7% nel corso di quest’ anno. Anche sul fronte salari qualcosa dovrebbe accadere. Se fin qui gli incrementi delle retribuzioni contrattuali «permangono limitati», dice l’ Istat, non bisogna dimenticare che, ad esempio, i metalmeccanici hanno siglato il rinnovo del contratto a fine novembre e già a partire da questo mese intascheranno i primi aumenti. E soprattutto sta per riaprirsi la partita sul pubblico impiego, cruciale dato che coinvolge 3 milioni di lavoratori. In generale comunque ci sono segnali di scongelamento sul lato contratti, guardando sempre agli aggiornamenti dell’ Istat, i dipendenti in attesa del rinnovo sono scesi a gennaio del 2017 al 49,8%, il dato più basso dal dicembre del 2015. Potrebbe quindi esserci un assestamento tra prezzi e salari in corso. Occorrerà però aspettare del tempo perché davvero si arrivi a un allineamento delle due voci. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.
sandra riccio

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