6 Maggio 2006

Arsi contro le delusioni mondiali

Arsi contro le delusioni mondiali. Dopo aver sghignazzato a lungo delle cause per danno biologico intentate dai tifosi napoletani alla Figc, ecco quest`altro buontempone, tale Paul Hucker, sborsare 100 sterline per una polizza che lo risarcirà da eventuali traumi psicologici derivanti da una precoce eliminazione dell`Inghilterra dal mondiale tedesco. PEPITA. Ma era, per l`appunto, qualche giorno fa. La lettura mattutina delle agenzie, una miniera di notizie e curiosità da cui la pepita salta quasi sempre fuori. Poi è arrivato il momento dei quotidiani: e il buonumore è svaporato all`istante. Mi ritorna in mente, quel britannico burlone, dopo la valanga autentica di mail, sms e telefonate in diretta che si è riversata negli ultimi tre giorni a Radio 24. Del tutto in sintonia peraltro, per forma e contenuti, con quella abbattutasi su siti e forum di ogni ordine e grado. RATING. Perché è normale che il Codacons faccia la sua parte visto che, in genere, la fa per molto meno. E si domandi, per esempio, se eventuali pressioni sulle designazioni arbitrali abbiano avuto ripercussioni negative per scommettitori e azionisti. E` già più inquietante che l`AEI, Agenzia Europea di Investimenti, deputata all`assegnazione del rating etico solleciti, da parte della Juventus, “nuovi provvedimenti volontari in materia di governo societario, conflitti d`interesse ed etica imprenditoriale“. E minacci “in assenza di tali misure, un rapido declassamento“. Ma è decisivo, e forse definitivo, con tutto il rispetto per azionisti e mercati, che a ribellarsi siano quei consumatori finali che una volta andavano sotto la più semplice etichetta di tifosi. ABBANDONO. Tifosi juventini. Il cui stato d`animo reso pubblico con tanto di nome, quasi sempre cognome, e in ogni caso o numero di telefono o indirizzo di posta elettronica, oscilla tra l`avvilimento e il disgusto, tra l`indignazione e i fermi propositi di abbandono. Un magone, se non collettivo, largamente maggioritario: raccontato nella quasi totalità dei casi, in toni civili, accorati e fermissimi. In una proporzione quasi esattamente contraria a quella manifestatasi nell`altra bufera, quella del doping. Allora, sette-otto juventini su dieci, almeno, erano dalla parte della Juventus. Stavolta si fa fatica ad arrivare a due: e anche di quei due, al di là del dogma della fede, si intuisce come minimo la perplessità. POLIZZA. Segno, probabilmente, di un punto di non ritorno. Di una fossa delle Marianne da cui non si può che risalire, a patto di avere ben presente l`urgenza dell`operazione. Non chiede nemmeno una polizza, il tifoso, contro le disillusioni: chiede di tornare a crederci, chiede anche di continuare a vincere se appena possibile, sennò che tifoso sarebbe? Purchè senza se e senza ma. CLIENTE. Non c`è traccia infine, nelle testimonianze popolari, delle legittime perplessità procedurali. Pollice verso, senza tanti distinguo, per il furbetto dello scarpino come per quello del quartierino: sui fatti e non sulle procedure ragiona oggi il tifoso. Con lui van fatti i conti, prima ancora che con gli organi giudicanti: tenendo presente, così a naso, che l`esser trattato da cliente non gli è mai andata giù. Nell`una o nell`altra veste, a maggior ragione nella seconda che prevede abbia sempre ragione, ha tutta l`aria di pretendere che il pallone torni ad assecondare i capricci del destino. Non le telefonate dei potenti.

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