14 Giugno 2011

Arsenico, Tar del Lazio in campo

Arsenico, Tar del Lazio in campo
 

BOLZANO – Torna a far discutere una tematica tanto importante quanto delicata: la presenza dell’ arsenico nell’ acqua potabile. Ieri il Tar del Lazio ha decretato che i ministeri dell’ ambiente e della salute, le regioni Lazio, Toscana, Umbria e Lombardia, le province autonome di Trento e Bolzano e 128 comuni italiani entro un mese dovranno depositare «un’ analitica ed articolata relazione, corredata da ogni utile documentazione da tutti gli atti concernenti le attività di accertamento, informazione, monitoraggio e bonifica svolte» in merito alla vicenda della presenza di arsenico nelle acque potabili. A deciderlo, appunto, la II sezione bis del Tar nell’ ambito dei ricorsi proposti dal Codacons per chiedere che i cittadini siano risarciti dei danni subiti per «l’ allarme arsenico» , ma anche che le istituzioni si attivino per risolvere concretamente il problema e ridurre le tariffe. Con un’ articolata ordinanza, giudici sostengono come non controverso» il fatto che in passato sia stata superata la soglia massima di concentrazione di arsenico nell’ acqua e che la Commissione europea abbia concesso all’ Italia due deroghe triennali. Sottolineano però che il 2 ottobre 2010 la stessa Commissione ha negato un’ ulteriore deroga, sul presupposto che le prove scientifiche indicano che un aumento di concentrazione di arsenico «determinerebbe rischi sanitari superiori, in particolare alcune forme di cancro» . Motivi, questi, che hanno convinto il Tar della necessità, prima di decidere, di avere certezza dell’ iter istruttorio tecnico-scientifico ed amministrativo svolto dai ministeri per la concessione delle deroghe e dell’ ulteriore richiesta di deroga negata; delle attività di monitoraggio e controllo svolto per assicurare il superamento della situazione di pericolo. Il Codacons, con i suoi ricorsi, chiede che sia corrisposto un risarcimento per danno patrimoniale, biologico e morale, di 600 euro ad ogni abitante ricorrente, ma anche che sia ordinato il riesaminare dei criteri per la determinazione delle tariffe dell’ acqua, e conseguentemente ridotte delle stesse. Risale allo scorso novembre la notizia dei valori di arsenico registrati in sei acquedotti dell’ Alto Adige che facevano prevedere «rischi sanitari per gli utenti della rete idrica, per un totale di quasi 2.000 persone. In quel frangente, il sindaco di uno dei Comuni interessati, il primo cittadino di Luson, Josef Maria Fischnaller, aveva emesso un’ ordinanza che per alcune settimane aveva vietato di bere l’ acqua del rubinetto ai cittadini serviti dalla razione di Ronco. Insieme al municipio ai piedi della Plose, dove gli utenti interessati sono 358, nel mirino del pronunciamento della Commissione Europea dello scorso ottobre c’ erano anche le zone di Laion-Mullerhof (18 utenti residenti), Lana-Foiana (700 utenti), Stelvio-Solda di Fuori 25 utenti), Vadena-Monte (74 utenti) e valle di Casies, San Martino in Casies e Durna in Selve (628 utenti), per un totale di 1.803 cittadini. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
 

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