24 Gennaio 2011

Arsenico, risarcimenti in base all’età.

Nasce un coordinamento di associazioni. Il primo passo: chiedere alla Asl un quadro chiaro del problema. Azioni in tutti i Comuni: se non realizzeranno un depuratore, glielo imporrà il giudice.

 
( nm ) Un diritto costituzionale – il diritto alla salute – da tutelare con ogni mezzo, specie se, a minacciarlo, è un nemico subdolo e, a lungo andare, estremamente pericoloso come l’arsenico. Una questione, quella dell’arsenico, che approderà in tribunale, davanti al giudice civile, per una mega azione di risarcimento, da graduare, al modo delle “class action”, per fasce d’età. A farsene promotore, un nascente “coordinamento tra associazioni ambientaliste”, raccordato attorno a un legale, l’avvocato Massimo Pistilli, che effettuerà azioni “Comune per Comune”. Oltre ad avviare azioni risarcitorie, infatti, prima ancora, si chiederà al giudice, dove i singoli enti non provvedano, di imporre loro la realizzazione di un dearsenificatore. In sostanza, si chiederà ai Comuni (laddove si accerti che la concentrazione nell’acqua supera la soglia fatidica dei 20 microgrammi per litro) di dotarsi di impianti per eliminare l’arsenico. Ma, dove questo non avvenisse, si darebbe adito, senza perdere tempo, all’intervento del giudice. Quanto alle azioni risarcitorie, verranno avviate “sulla base di un danno biologico che – dice il legale – sarà diverso a seconda che si tratti di soggetti giovani o anziani”. Azioni di massa, in grande stile, per far fronte a una minaccia – quella dell’arsenico – che, per molti, è già un’aggressione. Come identificarlo, questo nemico? Il prossimo passo, dopo la nascita anche sul piano formale del coordinamento (in queste ore, sono in corso contatti con varie associazioni, mentre altre, come Legambiente e Uil Pensionati, avrebbero già dato la loro adesione), sarà quello di sollecitare alla Asl, in modo esplicito, una “mappa” dell’arsenico nella provincia. Insomma, c’è già un piano di battaglia preordinato. Prima, si otterrà un quadro, il più possibile chiaro, preciso e scientificamente credibile, del fenomeno. Quindi, si selezioneranno i Comuni nei quali, per concentrazione nell’acqua, l’arsenico è un pericolo reale. Quindi, si praticheranno due vie: da una parte, la richiesta di dimezzamento del canone dell’acqua (che non sarà più potabile); e, dall’altra, l’intimazione ai singoli enti di dotarsi al più presto del dearsenificatore. Quindi, dove gli enti non provvedessero, partirebbe la richiesta, al giudice civile, di provvedervi lui stesso, ordinando a chi non si è adeguato di farlo. In un secondo momento, partirebbero le azioni risarcitorie. Sul presupposto di un danno biologico che, come detto, varierà, a seconda che i soggetti “attaccati” dall’arsenico siano giovani, meno giovani, anziani. Prima, però, occorrerà procedere a controlli e accertamenti. Un consulente, un noto medico legale civitavecchiese, Gino Saladini, verrà incaricato di effettuare degli esami attendibili, approfonditi, sui singoli. Un po’ come, all’epoca della silicosi, avvenne nel distretto ceramico di Civita Castellana. Un quadro, questo, che sta prendendo corpo con il passare delle ore. Già nella settimana entrante, si prevedono le prime azioni, i primi passi. Probabilmente, come detto, con un invito, alla Asl, a tracciare e rendere noto, per la tranquillità di tutti, qual è il reale stato della questione. Nessuno, fino ad ora, sembra saperlo con chiarezza. Soltanto la Asl, con i suoi strumenti, è in grado di farlo. E, quindi, di dare risposte: che, per certi Comuni, potrebbero essere anche tranquillizzanti. Una cosa è certa: la notizia che, in questi giorni, sta nascendo un coordinamento tra associazioni, con, ovviamente, gli ambientalisti in prima fila, sta circolando, e suscita interesse. Niente da spartire con l’iniziativa, già annunciata e avviata, del Codacons, impegnato, a sua volta, in una vera e propria “class action”. Il bandolo della matassa, quanto prima – questa è l’impressione -, sarà affidato proprio al giudice. Il tribunale, ancora una volta, sarà chiamato a pronunciarsi, in modo chiaro e incisivo, su una di quelle problematiche di grande impatto sociale che, sempre più spesso, sono oggetto, appunto, di “class action”. E, questo, perchè gli interessi diffusi, sempre presenti, sono, ora, percepiti con maggiore acutezza dalla gente. In altre parole, c’è stato, in termini di consapevolezza, un sicuro arricchimento

 

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