24 Gennaio 2012

Arsenico nell’acqua, sì al risarcimento  

Arsenico nell’acqua, sì al risarcimento
  Sogliaminima superata: il Tar dice ok al Codacons, a 730 viterbesi vanno 100 euro

Acqua all’ arsenico, 730 i viterbesi che riceveranno il risarcimento del danno non patrimoniale subìto e quantificato in 100 euro ciascuno. Lo ha stabilito il Tar del Lazio, condannando al pagamento i ministeri dell’ Ambiente e della Salute su ricorso presentato dal Codacons. In totale, circa 2.000 gli utenti di varie regioni (Lazio, Toscana, Trentino, Lombardia, Umbria) che riceveranno la somma, tutti accomunati dal ricevere acqua con una concentrazione del metallo superiore ai 20 milligrammi per litro (limite entro cui la Commissione europea ha riconosciuto l’ ennesima deroga a marzo del 2011). Salubre e dalla tariffa adeguata alla qualità. Il Tar ha ristabilito che l’ acqua erogata ai cittadini deve essere buona e non costituire un rischio per la salute (da cui l’ indicazione di agire contro le Ato che non potevano non tenerne conto nel determinare la tariffa). Rischio che invece sussiste quando si beve acqua contenente il metallo. Secondo il tribunale è certa la «pericolosità per la salute umana derivante da un’ esposizione prolungata all’ arsenico presente nell’ acqua potabile, anche in quantità piccolissime, come risultante dalla ricerca condotta su oltre 11.700 persone in Bangladesh e pubblicata nell’ edizione online della rivista scientifica The Lancet, secondo cui la presenza di arsenico in elevate concentrazioni nel sangue aumenta in modo significativo il rischio di tumori». Il Tar ha insomma riscontrato un preciso «fatto illecito costituito dall’ esposizione degli utenti del servizio idrico ricorrenti ad un fattore di rischio (l’ arsenico disciolto in acqua oltre i limiti consentiti in deroga dall’ Unione Europea), almeno in parte riconducibile, per entità e tempi di esposizione, alla violazione delle regole di buona amministrazione. Violazione che determina un danno non patrimoniale complessivamente risarcibile, a titolo di danno biologico, morale ed esistenziale, per l’ aumento di probabilità di contrarre gravi infermità in futuro e per lo stress psico-fisico e l’ alterazione delle abitudini di vita personali e familiari conseguenti alla ritardata e incompleta informazione del rischio sanitario». Una sentenza, quella del Tribunale amministrativo, che pone le basi per altri ricorsi: «Abbiamo appena avviato – annuncia Graziella Castrense, avvocato dell’ associazione – le procedure per un’ azione collettiva». Nel Viterbese, come riporta il sito della Asl, il superamento del limite di legge (10 mg-litro di arsenico, saliti a 20 con deroga) colpisce molti comuni. In particolare Fabrica di Roma (livello tra i 60 e i 68 microgrammi), Vetralla (fino a 51), Civita Castellana (46), Capranica (47) e Castel Sant’ Elia (53). RIPRODUZIONE RISERVATA.

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