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14 Aprile 2013

“Arsenico nell’acqua, ministro Balduzzi: “E’ emergenza vera”. Codacons: “Chiudere i panifici”

“Arsenico nell’acqua, ministro Balduzzi: “E’ emergenza vera”. Codacons: “Chiudere i panifici”

Le popolazioni del Lazio, in particolar modo i cittadini delle aree interessate dall’emergenza arsenico nell’acqua, sono soggette ad una maggiore esposizione all’arsenico sia per l’utilizzo dell’acqua sia attraverso la catena alimentare. E’ questo, in pratica, l’allarme lanciato in giornata dall’Istituto Superiore di Sanità che ha pubblicato i dati di una ricerca condotta in collaborazione con l’Ordine dei Medici. Analizzando unghie ed urine di 269 persone è stato possibile fare una stima della quantità di arsenico presente negli organismi. I risultati, per niente piacevoli, con quantità due volte superiori alle media, oltre ad allarmare la popolazione, hanno ‘svegliato’ il mondo istituzionale e non.
BALDUZZI E ZINGARETTI – Il ministro della Salute, Renato Balduzzi non ha provato ad abbassare i toni e ha guardato in faccia la realtà. “E’ una vera emergenza, per le soluzioni non si può più aspettare”. Questo l’allarme lanciato da Balduzzi che in mattinata ha avuto un colloquio telefonico col presidente della Regione, Nicola Zingaretti. “Con il Presidente Zingaretti e con tutti gli enti locali interessati avvieremo in tempi strettissimi le misure urgenti per fare fronte ai disagi della popolazione in seguito all’emergenza da tempo creatasi a causa delle alte concentrazioni d’arsenico nell’acqua”. Insomma, nascerà in breve tempo una collaborazione fra Ministero della Salute e ente regionale, come annuncia una nota della Regione: “La prossima settimana ci sarà un incontro tra rappresentanti della Regione Lazio, del Ministero e di tutti gli enti e delle istituzioni interessati dal problema per affrontare al più presto i temi ad esso collegati e individuare le soluzioni possibili”.
IL PIANO DI BRUXELLES – Il ministro Balduzzi ha voluto richiamare alle proprie responsabilità anche la vecchia amministrazione regionale. L’otto febbraio scorso a Bruxelles, presso la Commisione europea, si era, infatti, svolta una riunione alla presenza di esponenti del ministero della Salute, Istituto superiore di sanità e Regione Lazio. Nel corso dell’incontro, la Commissione europea, preso atto delle azioni programmate dalla Regione per il rientro del valore dell’arsenico in parametri accettabili, aveva proposto all’ente regionale un piano di assistenza. Dalla Pisana, naturalmente, avevano accettato l’aiuto. “Ma ad oggi – ha attaccato Balduzzi – non risulta che tale piano sia stato formalizzato, nonostante vari solleciti alla Regione a fornire informazioni in merito”.
RISARCIMENTO CODACONS – Il Codacons ha, nel frattempo, annunciato un’azione riscarcitoria a favore di tutte le attività commerciali che saranno danneggiate dalla vicenda. ”I rischi per la salute legati all’arsenico sono elevatissimi, al punto da portare oggi il Codacons a chiedere alle Asl territoriali di intervenire, disponendo la chiusura di quegli esercizi commerciali costretti ad utilizzare acque contaminate per la produzione di alimenti. Ma le attività come panetterie, ristoranti, bar, pasticcerie, operanti nel Lazio, non hanno alcuna colpa per la grave situazione determinatasi: per tale motivo abbiamo deciso di intervenire in loro soccorso, avviando una azione risarcitoria contro i Ministeri competenti e la Regione Lazio”. A spiegare l’iniziativa è il presidente, Carlo Rienzi che conclude: “Vogliamo far ottenere ai gestori di esercizi commerciali adibiti alla produzione di beni alimentari, che prevedono l’utilizzo di acqua, il risarcimento dei danni subiti, fino ad un massimo di un milione di euro ad attività”.
MEDICI PER L’AMBIENTE – In tutta questa vicenda, però, c’è anche chi non si stupisce. “La presenza dell’arsenico nella catena alimentare della popolazione con livelli doppi rispetto alla media non ci sorprende. E’ un risultato in linea con la situazione drammatica che viviamo da dieci anni e certifica un’esposizione ormai cronica all’arsenico”. Queste le parole di Antonella Litta, referente dell’Associazione italiana medici per l’ambiente per la zona di Viterbo. La Litta passa, poi, a denunciare il ‘menefreghismo’ generale delle istituzioni regionali. “Da anni chiediamo interventi risolutivi, ma per ora non e’ stato fatto nulla di serio”. L’arsenico “è da decenni considerato un cancerogeno di ‘classe 1’ dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, eppure l’arsenico presente nelle acque potabili in Italia è assolutamente “fuori controllo, arrivando a superare in alcune zone di ben cinque volte il limite previsto dall’Europa”. Il tutto comporta “un rischio elevato per la salute”.

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