27 Dicembre 2010

Arsenico, i conti del Codacons

Arsenico, i conti del Codacons E le ordinanze di divieto citano una nota “superata” dall’assenza di deroga Parte l’azione collettiva, si calcola un risarcimento di 600 euro per ciascuna utenza dell’acqua.

Parte la "class action" sulla vicenda dell’ arsenico presente nell’ acqua in quantità che superano i limiti vigenti. La lancia il Codacons, associazione di consumatori che dà il via a un’ azione collettiva gratuita per gli iscritti all’ associazione ma « alla quale possono partecipare anche le amministrazioni comunali interessate contro Stato e Regione Lazio». Attraverso l’ azione collettiva gli abitanti dei 91 comuni del Lazio coinvolti – tra questi ricordiamo Aprilia, Cisterna, Cori, Latina per la zona di Borgo Montello e Sermoneta come i più colpiti – intestatari di una bolletta dell’ acqua per un contratto di utenza in corso. Secondo il Codacons gli utenti «possono chiedere il risarcimento dei danni subiti per effetto dell’ inadempimento, protrattosi nel tempo, da parte dello Stato e della Regione, degli obblighi assunti per legge e imposti dall’ Unione europea e per poter ottenere le deroghe e proroghe richieste». Il risarcimento spettante a ciascuna famiglia – calcola Codacons – ammonta a 600 euro. La vicenda è "esplosa" il 28 ottobre, quando la Commissione Europea ha bocciato la richiesta di deroga ai limiti di legge inoltrata dall’ Italia per la concentrazione di arsenico presente nell’ acqua destinata ad uso potabile. Era l’ ennesima richiesta – dopo le due proroghe statali – bocciata perché si chiedeva un limite a 50 microgrammi per litro contro i 10 consentiti. Oltre 128 i Comuni italiani coinvolti per un totale di circa 750mila cittadini. L’ acqua che esce dai rubinetti di questi comuni contiene infatti arsenico oltre la soglia di 10 microgrammi per litro, nonostante la legge preveda limiti di 5/6 volte inferiori. «Il rischio per i cittadini di gravi danni alla salute è altissimo – ricordano dal Codacons – l’ Organizzazione mondiale della sanità e il Comitato scientifico europeo, parlano addirittura di alcune forme di cancro». E persiste il "giallo" delle ordinanze emesse in questi giorni, tutto interpretativo. A cominciare dall’ atto del commissario di Latina Guido Nardone che si riferisce al divieto di consumo di acqua da parte dei bambini di età inferiore ai tre anni, solo che secondo quanto stabilito dall’ Istituto superiore di sanità – che viene citato nell’ ordinanza – questo vale solo nei Comuni in regime di deroga . Se l’ Unione europea non l’ ha concessa, è evidente che la nota non è applicabile e il divieto andrebbe esteso a tutti. A Latina come negli altri centri dove le ordinanze sono pressoché le stesse. Un bel pasticcio, insomma.

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