5 Febbraio 2011

Arsenico, guerra su divieti e bollette

Passano i giorni ma il ‘ciclone’ arsenico non accenna ad affievolirsi: i comitati dell’ acqua pubblica e il Codacons fanno fronte comune ed annunciano battaglia. Se da una parte i primi accusano i sindaci di emettere prescrizioni sostanzialmente illegittime, dall’ altro l’ associazione dei consumatori grida all’ immobilismo e presenta in procura una denuncia a carico della Regione, dello Stato italiano e dei ministri dell’ ambiente e della salute per inquinamento delle acque, epidemia e altri gravi reati. Stando a quanto affermano i comitati, infatti, le procedure con cui i sindaci stanno imponendo limiti arbitrari all’ uso dell’ acqua, sarebbero in contraddittorio con le direttive dettate dalla Commissione europea che, dinanzi all’ immobilismo italiano protrattosi per circa sei anni sul fronte arsenico, ha bocciato l’ ennesima richiesta di deroga. Quindi, se la richiesta di deroga è stata rifiutata e il parametro imposto dalla commissione europea rimane oggi a 10 microgrammi per litro, perché, di fatto, si continuano ad imporre limitazioni che implicano fantomatiche deroghe a 20 microgrammi’ Considerazioni che, ieri, hanno portato il Codacons a richiedere il sequestro immediato di tutte quelle falde acquifere i cui parametri di arsenico superano i limiti consentiti dalla legge. ‘Il problema dell’ arsenico e di altre sostanze inquinanti presenti nelle acque destinate al consumo umano – accusano dall’ associazione a tutela dei consumatori- era noto da anni. Nonostante ciò, la Regione si è avvalsa delle deroghe concesse dalla legislazione italiana, senza provvedere efficacemente a bonificare le falde acquifere. Questo ha fatto sì che, a causa dell’ inattività delle istituzioni centrali e locali, i cittadini dei comuni interessati dal problema, sono stati costretti per anni a consumare acqua inquinata, mettendo in serio pericolo la propria salute. Ad oggi, nulla è stato fatto per il risanamento delle acque e per garantire l’ approvvigionamento idrico tramite fonti alternative’. Inquinamento doloso e concorso in epidemia: questi i possibili profili penalmente rilevanti sui quali l’ associazione dei consumatori chiede di aprire un’ indagine a carico sia dell’ amministrazione statale sia di quella regionale. Amministrazioni che in questi giorni si stanno affannando per correre ai ripari attraverso fonti di approvvigionamento idrico alternative e la realizzazione di circa 27 impianti di dearsenificazione. Fino al 5 febbraio il Codacons raccoglierà le adesioni al ricorso collettivo per chiedere il risarcimento danni da acqua all’ arsenico, e il 7 febbraio terrà un’ assemblea regionale a Latina, prevista per le ore 17 presso il liceo Grassi.

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