13 Settembre 2019

Arriva la tassa sulla pipì, occhio al cartello in bar e ristoranti

 

Utilizzare i servizi igienici in bar e ristoranti potrebbe diventare a pagamento: lo stabilisce una proposta di legge della Regione Lazio già approvata in Commissione Bilancio. Come si legge nel testo della legge regionale numero 37 del 20 giugno 2018 nella Regione guidata dal segretario del Pd Nicola Zingaretti gli esercizi commerciali potranno essere autorizzati ad imporre una sorta di “tassa sulla pipì” per gli utenti che vogliano utilizzare i servizi igienici dei locali. L’ unica condizione è che il costo sia esposto al pubblico. “Siamo alla follia” attacca il presidente del Codacons Carlo Rienzi intervenendo su Affaritaliani.it . “La pipì rientra tra le esigenze fisiche primarie degli essere umani, e vietare l’ uso dei bagni in assenza di pagamento potrebbe rappresentare una violenza e una lesione dei diritti fondamentali della persona, oltre ad avere effetti gravi sul fronte sanitario”. “L’ uso dei bagni è compreso nel servizio reso da bar e ristoranti, e non si capisce perché debba essere messo a pagamento. Una nuova tassa a carico di cittadini e turisti che rischia di creare il caos e che potrebbe essere impugnata nelle opportune sedi”. Nei fatti una contraddizione nasce anche dalla sola lettura del nuovo regolamento di polizia urbana di Roma in vigore appunto nella Capitale dove si chiarisce come sia ” Fatto obbligo agli esercenti degli esercizi pubblici di consentire l’ utilizzo dei servizi igienici a chiunque ne faccia richiest a”. La nuova diatriba tuttavia ci permette di tornare su un tormentone che accomuna molte città d’ arte italiane prese letteramente d’ assalto dai turisti. “Bisogna per forza consumare, magari prendendo un caffè o una bottiglietta d’ acqua, per utilizzare i servizi igienici?” La giurisprudenza spiega come la norma di riferimento sia l’ articolo 187 del testo unico delle Leggi Pubblica Sicurezza che ne impone l’ uso gratuito dei servizi igienici per la clientela degli esercizi pubblici. Il semplice “passante” che nulla acquista o consuma, invece, non potrà rivendicare alcun “diritto al bagno”. Una sentenza del tribunale amministrativo della Toscana (691 del 18/2/2010 ndr) riserva i servizi igienici ai soli clienti. Tuttavia sono i singoli regolamenti comunali a stabilire come debbano comportarsi gli esercenti città per città. Un Comune, ad esempio, potrebbe imporre che gli esercizi pubblici debbano tenere aperto il bagno ai turisti, a prescindere dal fatto che siano clienti, magari perché i bagni pubblici sono insufficienti.

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