30 Ottobre 2018

Arriva la proposta di legge per tutelare gli azionisti della Popolare di Bari

L’ obiettivo è di garantire un indennizzo, o comunque maggiori tutele, ai circa 70mila piccoli azionisti della Popolare di Bari che hanno visto il valore dei titoli della banca precipitare da 9,53 euro di inizio 2016, agli attuali 2,38 euro per azione: -75% in meno di 3 anni, con all’ orizzonte prospettive ancora poco incoraggianti, per non dire più nefaste. È su queste basi che sarà presentata ufficialmente oggi alla Camera di Commercio di Bari, una proposta di legge avanzata dal “Comitato per la tutela degli azionisti della Banca Popolare di Bari” (Adiconsum, Adusbef, Assoconsum, Codacons, Codici, Confconsumatori, Unione Nazionale Consumatori) a difesa delle numerose famiglie che hanno accettato, nel corso degli anni, l’ offerta di sottoscrivere azioni dell’ istituto pugliese sulla scia dei rialzi dei prezzi esibiti allo sportello e fissati fino al 2016 dal Cda della banca. IL CROLLO Andamento del valore delle azioni della Popolare di Bari pre e post negoziazione sull’ Hi-Mtf «L’ obiettivo è quello di dare risposte alla crescente domanda di tutela che proviene dagli azionisti delle banche popolari – spiega il professore Canio Trione, economista e presidente del Comitato -, che stanno assistendo alla progressiva erosione del valore dei propri titoli, soffermandosi in particolare sulle recenti novità che hanno interessato la Popolare di Bari in tema di prezzo delle azioni, sanzioni Consob e trasformazione in Spa. La nostra proposta vuole andare nella direzione di tutelare gli azionisti di tutte le banche popolari con titoli illiquidi, senza incorrere nei divieti di aiuti di Stato e di uso dei soldi dei contribuenti per ripianare le perdite degli investitori». I nove articoli della proposta di legge Il fulcro della proposta, dettagliata in 9 articoli, consiste nel consentire ai portatori di azioni di convertirle in obbligazioni irredimibili (irredimibili proprio per non modificare in nulla gli equilibri patrimoniali dell’ emittente) che garantiscano un rendimento piccolo ma certo. Le cedole delle nuove obbligazioni perpetue – che non hanno scadenza, né rimborso – secondo la proposta di legge dovranno garantire un rendimento almeno del 2% annuo del valore. «Siamo consapevoli che in teoria con le cedole il socio dovrà attendere 50 anni per rientrare del 100% del capitale investito – spiega Antonio Pinto, avvocato di Confconsumatori -, ma occorre anche considerare che lo scambio può rendere appetibile il titolo obbligazionario a dei risparmiatori e ad un mercato diverso da quello spesso speculativo proprio dei titoli azionari. Inoltre un domani, qualora la situazione della banca dovesse migliorare, il titolo obbligazionario potrà essere riconvertito dal titolare in azioni». Per i promotori la platea del flottante “votante” si riduce con il cambio di azioni in obbligazioni, mentre la scalabilità diviene più onerosa in quanto la quotazione delle convertibili sarà presumibilmente in media più elevata di quella delle azioni; circostanza quest’ ultima a tutto vantaggio del piccolo risparmiatore. Inoltre, anche la quotazione delle azioni sarà mediamente superiore a quella che sarebbe in assenza delle obbligazioni irredimibili convertibili. Al vaglio di Banca d’ Italia «Non potevamo fare una proposta semplicistica e chiedere il rimborso del capitale investito tout court – proseguePinto -. Sarebbe stata solo una lamentela fine a se stessa, che sarebbe stata rispedita al mittente perché in contrasto con il divieto di aiuti di Stato ad un’ azienda privata. Si tratta di una proposta di legge pensata per valere a favore di tutti i piccoli azionisti di banche che abbiano in mano titoli illiquidi. Attuare la possibilità di un concambio fra l’ azione e un titolo di risparmio, significa peraltro rispettare l’ interesse vero dell’ azionista di una società cooperativa popolare, che non era certo quello di speculare o di influire sul governo della banca, ma semplicemente di deposito per proteggersi dall’ inflazione. La proposta di legge sarà inviata formalmente al legislatore, nonché a Banca d’ Italia e Consob (queste ultime ovviamente nella loro qualità di Autorità tecniche e di Vigilanza) perché al di là delle parole, ora agli azionisti serve un atto concreto». PERICOLO SCAMPATO PER sOCI 27 novembre 2016 Popolare di Bari: azione salvata ma il prezzo è giusto? Per il Comitato promotore l’ articolo 12 comma 7 del Tub, riconosce espressamente alle banche la facoltà di emettere prestiti irredimibili, ovvero rimborsabili previa autorizzazione della Banca d’ Italia. Le istruzioni di vigilanza n.229 del 21 aprile 1999, come aggiornate il 3 gennaio 2002, prevedono questa possibilità. E una volta passato il vaglio di Banca d’ Italia la proposta di legge potrebbe arrivare sul tavolo della nuova Commissione Bicamerale d’ inchiesta sulle banche . La posizione della banca Interpellata dal Sole 24 Ore, la Popolare di Bari ha commentato la proposta di legge con una nota: «Le obbligazioni irredimibili non sarebbero CET1 e non potrebbero, quindi, considerarsi equivalenti alle azioni ai fini della patrimonializzazione delle banche interessate. Non sarebbero, infatti, rispettati i criteri posti dal Capital Requirement Regulation (CRR) per l’ inclusione di uno strumento nel CET1 delle banche. Ricordiamo che il CRR è un regolamento comunitario, non derogabile dalla normativa nazionale. Al riguardo, può essere utile rammentare che le azioni di risparmio (alle quali le obbligazioni irredimibili sembrano assomigliare) non costituiscono CET1 in base alla normativa prudenziale applicabile». Già tale considerazione sarebbe sufficiente per la banca per rendere del tutto impraticabile la proposta. «Peraltro – prosegue la nota della banca -, se anche si garantisse il rendimento prospettato mediante una polizza, si tratterebbe di capire se è concepibile (cosa che non riteniamo possibile) una polizza di questo genere, quando dovrebbe intervenire (esempio, in assenza di utili?), quale sarebbe il costo e su chi graverebbe. Anche gli impatti sulla governance sarebbero del tutto irrazionali. Si andrebbero a concentrare gli azionisti con più dell’ 1% del capitale ben oltre la partecipazione detenuta, con una evidente alterazione delle regole di funzionamento della governance della società. È poi del tutto arbitrario pensare che le obbligazioni irredimibili avrebbero un mercato più liquido di quello delle azioni. Anzi, l’ esperienza delle azioni di risparmio dimostra che, tipicamente, la liquidità potrebbe essere inferiore, anche perché non opererebbero, sul mercato delle obbligazioni irredimibili, operatori professionali o, se mai entrassero (anche questo non è chiaro), si tratterebbe con ogni probabilità di operatori speculativi, che sfrutterebbero al meglio l’ opzione di conversione gratuita incorporata nei titoli». Per i vertici della banca, quindi, la bozza della proposta di legge delle associazioni dei consumatori è del tutto incompatibile con le regole di vigilanza bancaria, nonché con le regole di funzionamento del mercato dei capitali. «La nostra è una proposta e non un diktat – replica Prione -. Siamo aperti al dibattito e siamo pronti ad accogliere, dove necessario, integrazioni e contributi da tutti gli attori coinvolti. La clausola di subordinazione prevista all’ articolo 1 della nostra proposta consente di inserirle nel Cet1. La polizza assicurativa non è un elemento essenziale. E in merito all’ accostamento con le azioni di risparmio, le obbligazioni irredimibili hanno un’ altra ratio. Quello che conta è che la scelta tra azioni e obbligazioni è demandata solo al risparmiatore, colui che ha visto precipitare il prezzo delle azioni. Ed è da questo che bisogna partire». Adesso la parola passa ai tecnici di Banca d’ Italia e ai parlamentari.

 

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