28 Luglio 2002

Arriva il PRI/Partito Risparmiatori Indignati

Arriva il PRI/Partito Risparmiatori Indignati
Consulenti finanziari che scappano con il malloppo. Offerte improbabili, come polizze vita trentennali agli ottantenni. E oltre il danno, la beffa: il moltiplicarsi delle commissioni. Così, sull?esempio Usa, i piccoli investitori passano all?azione. Legale.





Dopo tanti mugugni, i piccoli risparmiatori hanno deciso di passare all`azione. Legale. Mentre tutti i giorni i mercati si muovono sul filo del rasoio del «panic selling», le vendite a valanga dettate dalla paura, e i fondi bruciano montagne di quattrini a ogni rumor di Wall Street, gli investitori scendono sul piede di guerra.
Certo, l`investimento in borsa è per definizione «di rischio». Fa parte delle regole del gioco. Ma il problema è che nella testa di molti comincia a rodere un tarlo maligno: il sospetto che il gioco non sia per niente regolare. E che spesso arbitri e guardalinee della partita (ovvero le autorità di vigilanza) siano quanto meno distratti.
Fuor di metafora, quel che i Lilliput della finanza globale non accettano più è che i loro investimenti siano massacrati non solo dall`Orso, ma pure da consulenti improvvisati, gestori disinvolti e procuratori d`affari (propri) che continuano ad arricchirsi mentre loro piangono. «Hanno fatto più danni sui mercati questi spregiudicati “specialisti“ che Bin Laden con l`attentato dell`11 settembre» sbotta Elio Lannutti, presidente dell`Adusbef, l`associazione dei consumatori più attiva nei settori creditizio e borsistico. Risultato, quello che una volta veniva chiamato «parco buoi» è sceso in rivolta.
È come se nel paese fosse nato un nuovo partito, rigorosamente trasversale: il Pri, Partito dei risparmiatori indignati. I movimenti dei consumatori, Adusbef e Codacons in testa, sono stati travolti negli ultimi mesi da una marea di segnalazioni, esposti, denunce di angherie e torti, veri o presunti. Così, dopo avere bussato alle porte di Banca d`Italia, Consob, Isvap ed essere arrivate fino alle commissioni parlamentari, le associazioni hanno pensato di compiere il passo finale: rivolgersi alla magistratura. La prossima settimana, a decine di procure della Repubblica arriverà la prima raffica di cause e di richieste di risarcimento. Il dossier è alto come un elenco del telefono.
E i casi sono disparati. Si va dalle vere truffe ai consigli finanziari che definire dissennati è poco (per esempio, polizze trentennali appioppate a ottantenni, seppure arzilli), fino all`ira funesta per il moltiplicarsi di pesanti commissioni che si sommano alle perdite. Per carità, niente a che vedere con l`autentico boom di azioni legali che si registra negli Usa, specie dopo i vari scandali Enron e Worldcom. Laggiù, top manager, banchieri d`affari, analisti, tremano davvero. Nel 2001 sono state depositate oltre 7 mila denunce da parte di risparmiatori per presunte scorrettezze degli intermediari, con un incremento del 24 per cento sull`anno precedente. Nei primi mesi del 2002, poi, c`è stata un`ulteriore crescita del 17 per cento.
Senza contare le cause collettive. Secondo la Stanford law school, le querele di massa contro aziende implicate in falso in bilancio, nei primi sei mesi di quest`anno, sono state 130: il 50 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2001. Sempre più spesso le aziende portate in tribunale dai risparmiatori sono condannate a pagare danni: il risarcimento medio, nel 2001, è stato pari a 17,2 milioni di dollari.
Una bazzecola in confronto ai 100 milioni di dollari patteggiati dalla banca d`affari Merrill Lynch per fare dimenticare gli sciagurati consigli dei suoi analisti finanziari. Pressoché nulla se si pensa al salasso subito dalla Ernst and Young, condannata a scucire 3,5 miliardi di dollari.
Fra gli operatori di Wall Street, infine, non si fa che chiacchierare dei possibili guai in arrivo per la Salomon Brothers, il cui analista principe, Jack Grubman, ignorò i segnali di crisi della Worldcom nel cui consiglio d`amministrazione sedeva.
Ce n`è abbastanza per giustificare le reazioni più furiose. Come quella di Claudia Hall, 51 anni, avvocato di New York, che dovrà continuare a lavorare per almeno dieci anni in più rispetto alle sue previsioni. Motivo: il fondo pensione a cui era iscritta è quasi prosciugato, in due anni ha perso il 70 per cento. Ora Hall ha fatto delle azioni legali la sua ragione di vita: «Ogni querela cui posso partecipare è mia. Vendicarmi è il minimo che possa fare». Chissà che Claudia non faccia scuola anche in Italia.
Prendi i soldi e scappa. Alla procura di Treviso è già stata depositata una querela contro Antonio Lo Conte, sedicente promotore finanziario della Banca popolare di Milano. L`ha presentata un pensionato che in tre anni ha perso 90 mila euro. Molto probabilmente sarà la prima di una lunga serie di denunce. In molti, infatti, sono stati gabbati. Inevitabile, visto che Lo Conte, dopo avere annunciato un improbabile suicidio nel lago di Lugano, è sparito nel nulla lo scorso 19 maggio. Con il malloppo di numerosi investitori della ricca Marca.
A Roma, invece, a essere denunciato è un altro pseudoconsulente, in questo caso della Fideuram, tale Domenico Cimini. Già cacciato dalla Sofig Ltd di Londra per gravi irregolarità, Cimini, sbarcato nella capitale, è riuscito a convincere la famiglia Fantozzi (!) ad aprire un conto corrente congiunto nel quale riversare i risparmi di una vita. Conclusione: degli iniziali 435 milioni sono rimaste 500 mila vecchie lirette. E di Cimini è restato un numero di telefono. Che suona a vuoto.
Il record della creatività finanziaria, tuttavia, è appannaggio di Rosanna Cusini, una fanciulla valtellinese di 29 anni, diploma di segretaria d`azienda, direttrice (?) della Gmc asset management, società con sede a Dublino. Mentre si stava costruendo una villa da 1 milione di euro, ha pensato di rimpolpare i conti personali con 600 mila euro raccolti fra più di cento piccoli risparmiatori. Grazie a una promessa mirabolante: interessi mensili del 100 per cento garantiti, si fa per dire, «dal reddito di una centrale per il pompaggio di petrolio in Nigeria».
I soldi nella spazzatura. Avete vinto 500 milioni di lire al Superenalotto? Non sognate di metterle al sicuro nei cari e vecchi titoli di stato. Chi ci ha provato, come alcuni rappresentanti dell`Adusbef, ovviamente in incognito, non ci è riuscito. E il peregrinare in 12 banche ha prodotto, più che altro, proposte di investimento azzardate. In undici istituti è stato espressamente sconsigliato, con un sorriso di compatimento, di ricorrere a bot, cct e compagnia bella. In compenso, sono stati caldeggiati bond di paesi emergenti, obbligazioni emesse dalla banca stessa o da società controllate, fondi comuni italiani o esteri, obbligazioni strutturate, covered warrant, eccetera eccetera. Spesso senza dare una sufficiente informazione sui rischi reali delle operazioni.
È così che il signor Bruno, di Atessa (Chieti), è stato convinto a puntare tutti i suoi risparmi (150 mila euro) su un prestito obbligazionario reverse floater emesso dal Mediocredito centrale. In banca gli avevano assicurato che avrebbe potuto smobilizzare l`investimento senza problemi. Un problemuccio, a dire il vero, è saltato fuori: per riavere i suoi quattrini doveva accettare di rimettercene un terzo. Peggio ancora è andata a due amici di Corcagnano (Parma) che avevano deciso di buttarsi alla grande nel circo Barnum della finanza scegliendo i covered warrant. Convinti che questo prodotto, così aveva loro assicurato un bancario di Collecchio, fosse un formidabile moltiplicatore di guadagni borsistici. Peccato che il bancario, così lamentano ora i due amici in un esposto, avesse dimenticato di avvisarli che i cw possono arrivare a valere zero: «Abbiamo perso il 100 per cento dell`investimento e ci è toccato pure pagare le commissioni».
Proprio intorno al nodo delle commissioni legate ai cosiddetti prodotti strutturati la procura della Repubblica di Salerno ha aperto un`inchiesta affidata alla Polizia tributaria e alla Guardia di finanza. Obiettivo: accertare se vi siano abusi e comportamenti scorretti da parte delle banche.
Chi piange, chi ride. I fondi perdono mentre i gestori sorridono. È l`accusa dei consumatori. Che calcolano: a fronte di 23 miliardi di euro di risparmi bruciati nel solo 2001, le società di gestione dei fondi si sono messe in tasca la bellezza di 6,7 miliardi di euro a titolo di commissioni e balzelli vari. I fondi italiani, denuncia l`ufficio studi della Mediobanca, sono i più cari in assoluto, in Europa come nel mondo. E i loro risultati sono inferiori a quelli dei Bot.
Quasi un paradosso. «Di più, un`indecenza» accusa Carlo Rienzi, presidente del Codacons. «È urgente varare una normativa che, fatta salva una commissione minima d`ingresso, leghi i guadagni degli intermediari a quelli conseguiti dagli investitori». La proposta è stata lanciata davanti alle commissioni Finanza di Camera e Senato. Per ora è caduta nel vuoto.
Il tempo per ripensarci c`è. Ma stringe. Perché il Partito risparmiatori indignati si ingrossa di giorno in giorno.


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