6 Febbraio 2014

Arriva il nuovo paniere dell’ Istat con nuovi prodotti sul carrello

Arriva il nuovo paniere dell’ Istat con nuovi prodotti sul carrello

CATANIA – Non solo la crisi, ma anche le abitudini e le mode passeggere determinano il paniere dei consumi, che l’ Istat aggiorna annualmente. La lista stilata dall’ Istituto nazionale di statistica, infatti, si arricchisce con l’ entrata di nuovi prodotti, come la sigaretta elettronica, le cialde del caffè e le macchine per prepararlo, perdendone altri, come il classico tailleur femminile (che cede il passo a un più semplice abito), la riparazione di apparecchi audiovisivi e informatici, lo yogurt biologico, che viene sostituito da quello probiotico. In particolare, il mercato della cialde è aumentato del 20% e determina un giro d’ affari pari a 250 milioni di euro. Entrano nella lista anche il formaggio grattugiato in confezione che, sulla stessa scia delle cialde e della macchina del caffè, è indice di un’ esigenza sempre più diffusa di risparmiare tempo; i sacchetti ecologici per i rifiuti organici, che testimoniano un maggiore impegno nella pratica della raccolta differenziata; l’ abbonamento ai quotidiani online. Altre voci di spesa inserite nel paniere delle famiglie italiane sono i test di gravidanza, le vaccinazioni di animali domestici, gli spazzolini elettrici. Sono in totale 1.447 i prodotti raggruppati nell’ elenco dell’ Istat, contro i 1.429 del 2013. Alcune categorie di prodotti, poi, registrano un calo del loro “peso” sulla spesa complessiva: parliamo in particolare di abbigliamento, calzature, trasporti e comunicazioni. Le categorie che invece sembrano avere un peso maggiore sono alimenti e bevande (che pesano per il 16,37% nell’ andamento dell’ indice complessivo), trasporti (che pur essendo in calo, con il loro 14,17% costituiscono comunque un capitolo considerevole di spesa), servizi ricettivi e di ristorazione (11,4%). Ciascuna di queste voci ha quindi un suo peso sul piano economico e rende possibile la stima del livello di inflazione presente in Italia: secondo i calcoli dell’ Istat, che fanno riferimento proprio a tale lista dei beni di consumo e ai loro prezzi, nel mese di gennaio l’ inflazione è rimasta ferma allo 0,7% per il terzo mese consecutivo. Parliamo di un valore che è pari a un terzo rispetto all’ inizio del 2013. Tale risultato, però, viene fuori dalla combinazione di due trend distinti: da un lato, un trend in crescita determinato dai “servizi per i trasporti” (in particolare dai pedaggi autostradali) e dai “servizi per le abitazioni” (aumento determinato soprattutto dalle tariffe per la raccolta dei rifiuti), ma anche dalla categoria degli alimenti e delle bevande (che registra un+1,4%, passando dal 16,4% del 2013 al 17,8% di quest’ anno). Dall’ altro lato, il trend negativo è invece determinato dall’ area delle comunicazioni, ma anche dal consumo di energia e di carburanti come benzina e gasolio che passa dal 9,5% dell’ anno scorso all’ 8,6% di quest’ anno). La associazioni di consumatori e il Codacons, però, hanno contestato tali risultati, parlando di numeri “falsati” e sottostimati, che potrebbero avere, sempre secondo il Codacons “ripercussioni sulla rivalutazione di pensioni e stipendi”,e quindi sul reale potere d’ acquisto delle famiglie.Oriana SipalaIl peso delle regioni sulla spesa complessiva: in Sicilia è del 6,5%I risultati dell’ Istat si ottengono dall’ aggregazione dei dati che sono disponibili a livello regionale. Ciascuna ragione d’ Italia ha, infatti, un proprio peso specifico che incide sulla spesa complessiva. Il peso maggiore lo detiene la Lombardia, con il suo 19,21%, seguita dal Lazio (9,3%), dal Veneto (9%), dal Piemonte (8,22%) e dall’ Emilia Romagna (8,72%), che comunque mostrano un distacco considerevole rispetto alla regione più ricca del Paese. La Sicilia pesa invece per il 6,5%, ponendosi così nella media, assieme a regioni come la Campania (6,95%), la Toscana (6,96%), la Puglia (5%). Si registra un peso di gran lunga minore prevalentemente nelle regioni del Sud (ad eccezione, come abbiamo evidenziato, di Sicilia, Campania e Puglia): in Basilicata si parla infatti dello 0,67%, in Calabria del 2,55%, in Abruzzo dell’ 1,88%, in Sardegna del 2,28%. Nell’ elenco delle regioni che hanno un minor peso nella spesa complessiva dei consumi, ci sono però anche alcune regioni del Nord, come la Valle d’ Aosta (0,28%), il Friuli Venezia Giulia (2,34%), il Trentino Alto Adige (2,22%), nonché regioni centrali come l’ Umbria (1,36%) e le Marche (2,53%). (os)

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