Arrestato il papà dei semafori imbroglioni centomila automobilisti truffati
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fonte:
- Il Secolo XIX
Verona. Ci guadagnavano tutti: la società che ha progettato il dispositivo elettronico, la ditta che lo distribuiva, le amministrazioni comunali che se ne dotavano e persino i comandanti dei corpi di polizia municipale. Cifre importanti, pescate direttamente dalle tasche di centomila automobilisti, in modo truffaldino secondo la procura di Verona che ieri ha arrestato Stefano Arrighetti, 45 anni, di Seregno, l’inventore del T-Red, il sistema di rilevazione automatica delle infrazioni ai semafori. Un sistema "taroccato" allo scopo di trasformarlo in una macchina perfetta per le multe. Vorace come il T-Rex (curiosa l’assonanza), il mostro jurassico. Dunque, aveva ragione lui, Roberto Franzini, il comandante della polizia municipale di Lerici che già nel 2007 fiutò l’inganno del T-Red. Insospettito dalla raffica di infrazioni "registrate" dal dispositivo lungo la provinciale 332, ne fece verificare il funzionamento. E saltò fuori il trucco prontamente denunciato alla magistratura. Il suo è stato un contributo importantissimo all’inchiesta, costata cara per il momento al solo Arrighetti, accusato di frode nelle pubbliche forniture. Ma non è finita. È ancora al vaglio degli inquirenti (il pm scaligero Valerio Ardito) la posizione di altri 109 indagati, fra i quali 63 comandati di polizia municipale, 39 amministratori pubblici e 7 amministratori di società private. Sono coinvolti nell’inchiesta 80 Comuni tra le province di Bergamo, Brescia, Biella, Como, Cuneo, Lecco, Lodi, Mantova, Milano, Modena, Novara, Padova, Pavia, Perugia, Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia, Rovigo, Teramo, Treviso, Vicenza, Varese e Venezia. In 24 province i carabinieri hanno già provveduto al sequestro preventivo dei T-Red in funzione. Ma il numero crescerà nei prossimi giorni. Sarebbero decine di migliaia le contravvenzioni da 138 euro elevate illegalmente. Fruttavano 30 euro ciascuna alla Citiesse di Rovellasca (Como). Molto di più ai Comuni, alcuni dei quali grazie ai "semafori imbroglioni" hanno visto aumentare fino al 300% gli introiti derivanti da multe. Naturalmente il business rendeva bene alla società di Arrighetti (la Kria di Desio, in provincia di Milano) che ha progettato l’impianto. Anche i comandanti di polizia municipale avevano il loro tornaconto: un bonus fino al 20% dell’indennità di servizio. Ma come funzionava la truffa? Il giallo del semaforo anziché durare 5 secondi (come previsto dalla legge) si bloccava a 3 anticipando dunque l’accensione del rosso e la fotografia automatica della targa del veicolo che non aveva il tempo materiale per fermarsi. L’autovelox, inoltre, era tarato in modo da multare anche chi non superava i 50 chilometri orari. Insomma, anche l’automobilista più ligio al codice della strada cadeva nella trappola. Arrighetti, secondo gli inquirenti, era riuscito a mettere in commercio un’apparecchiatura diversa da quella per la quale aveva ottenuto regolare omologazione da parte del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. È stato lo stesso dicastero a chiarire che la Kria aveva chiesto e ottenuto l’omologazione solo per le telecamere dei T-Red e non per le apparecchiature (l’hardware) poste nelle vicinanze delle telecamere e che comandano il funzionamento dei "semafori intelligenti". I pubblici amministratori e i pubblici ufficiali sono finiti a loro volta nei guai perché si sarebbero accordati con le società private incriminate, per mettere in atto un progetto di controllo del traffico allo scopo di fare cassa. Il tutto a danno di decine di migliaia di utenti della strada penalizzati anche con la decurtazione di 6 punti dalla patente di guida per ogni infrazione contestata. Ieri il Codacons ha invitato chi ha preso una multa per un "semavelox" ad impugnarla e a chiedere l’annullamento presentando ricorso al giudice di pace, ma ha chiesto anche ai prefetti di provvedere direttamente d’ufficio all’annullamento delle multe dei semafori incriminati.
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