27 Maggio 2007

Arrestate sei giovani borseggiatrici slave Cinque sono incinte

VIAGGIAVANO sui convogli della linea A della metropolitana percorrendo in gruppo l`intero tratto dalla stazione Termini fino al capolinea Ottaviano. Le sei ragazze nomadi, fermate venerdì mattina dai carabinieri della stazione Monte Mario, non chiedevano l`elemosina sbiascicando qualche frase lacrimevole. Loro, per fare soldi, avevano architettato un piano migliore e senza dubbio meno umiliante. Curate nell`abbigliamento, pulite e soprattutto sempre insieme si ritrovavano alla fermata della metropolitana già alle prime ore del mattino. Tutte minorenni tranne due, F. T. e S. H. entrambi 18 anni appena, adocchiavano la loro vittima una volta all`interno del vagone. Quindi la accerchiavano e, passando inosservate dalla gente accalcata, gli sfilavano il portafogli dalla tasca dei pantaloni o dalla borsa per darsela subito dopo a gambe levate verso il prossimo convoglio. Così fino a venerdì mattina, appunto, poco dopo le 12 quando, ignare di esser sorvegliate da due militari in borghese, si sono avvicinate verso un`anziana signora all`altezza della fermata Flaminio. I carabinieri agli ordini del comandante Ciro Perna e diretti dal maggiore Ettore Bramato, impegnati in un mirato servizio di controllo interno alla metropolitana, si sono quindi lanciati all`inseguimento delle sei ladruncole, colte in flagrante, bloccandole pochi metri dopo. Tutte incinte, tranne una neanche quattordicenne, hanno dato vita a una vera e propria sceneggiata per non essere portate all`ospedale. Al momento del fermo le sei slave si sono dichiarate all`unisono minorenni, addirittura tredicenni, per evitare di esser ritenute imputabili del reato ma, seppur tra grida e pianti esagerati, i carabinieri sono riusciti con l`aiuto dei rinforzi a far visitare le ragazze al San Filippo Neri smascherando la vera età delle sei. Solo una di queste non aveva mentito ed è stata per questo riaccompagnata dai suoi familiari nel campo rom sulla Pontina. Delle altre, le due maggiorenni sono state giudicate in direttissima con l`accusa di tentato furto mentre le tre amiche più piccole sono state affidate ad un centro di prima accoglienza. Le nomadi che alla vista dei militari hanno tentato invano di disfarsi di tre portafogli rubati, bottino della giornata, avevano precedentemente “punito“ un turista inglese e due cittadini italiani uno di Frosinone, l`altro di Campobasso. Sconteranno la loro pena grazie al servizio antiborseggio coordinato dal reparto territoriale e “rinforzato“ in particolare negli ultimi giorni con il lavoro dei militari in borghese nel tratto ritenuto più a rischio. Cartelli ad ogni stazione che richiamano i pendolari a guardarsi dai borseggiatori e voci metalliche che dalle casse all`interno dei vagoni ricordano lo stesso monito non bastano però a scoraggiare una microcriminalità che ha fatto delle affollate metropolitane il loro quartier generale. Un organico carente e un sistema di controlli latitante fanno dell`underground nostrana una terra di nessuno. No, anzi, di qualcuno sì: ladri e furbi che ne approfittano per farsi scarrozzare gratis da una parte all`altra della capitale. Ci si aspettava un potenziamento del personale e dei mezzi a garanzia di una maggiore sicurezza. Quasi un atto dovuto dopo l`assurda morte di Vanessa Russo. Ma niente è cambiato da quel giorno, vigilantes e guardie giurate sono ombre che ogni tanto spuntano per la gioia di qualche pendolare. Sono pochi e impossibilitati ad intervenire in situazioni di emergenza. Il Codacons, dal canto suo, ha annunciato una prossima richiesta di intervento al Campidoglio. “La carenza di controlli nelle fermate della metropolitana ribadiscono dall`ufficio legale – stona non poco con il severo giro di vite messo in atto negli stadi e negli aeroporti“.

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