24 Ottobre 2002

Argentina: Intesa Consumatori, Si Affilano Armi Legali

Le associazioni dei consumatori hanno messo a punto il piano in difesa degli investitori italiani coinvolti nel crac argentino. L`Intesa dei consumatori che riunisce Federconsumatori, Adoc, Adusbef, Codacons e che ha costituito a gennaio scorso il Comitato Investitori Titoli Argentini (Cita), ha presentato un esposto-denuncia alla Consob e alla Banca d`Italia contro gli istituti finanziari e le banche in cui si rileva il mancato rispetto delle norme a tutela degli investitori. Una violazione che – ha rilevato il Cita in una conferenza stampa oggi a Roma – legittimerebbe il risparmiatore a esercitare “un`azione di nullità del contratto per illiceità della causa (art.1343 e 1418 del codice civile) con cui si otterrebbe la restituzione integrale di quanto investito, oppure si configurerebbe un`ipotesi di risarcimento danni extracontrattuale per falsa informazione ai sensi dell`art.2043 del codice civile“.
La crisi finanziaria argentina coinvolge circa 400mila cittadini italiani per un totale di 14 miliardi di euro che rappresenta “il 2% della massa di investimento in titoli di risparmio – ha spiegato il presidente del Codacons Carlo Rienzi – i mancati incassi da cedole hanno di fatto congelato l`1% del Pil nazionale con un evidente ricaduta sui consumi“. Dai seimila reclami finora giunti alla nostra associazione – ha aggiunto – emerge che i titoli argentini sono stati proposti come investimenti senza rischi e ad alto rendimento, spesso equiparati ai titoli di stato italiani. Riteniamo perciò che le banche e i promotori finanziari siano i principali responsabili di questo tracollo dal momento che hanno indotto i risparmiatori a fare investimenti ad alto rischio senza rispettare le regole fissate dall`articolo 100 del Testo unico sulla finanza e delle disposizioni Consob“. Le violazioni che il Cita denuncia riguardano la mancata consegna del prospetto informativo; la mancata indagine circa la propensione al rischio dei risparmiatori, la mancata informazione sulla tipologia dei titoli acquistati.
In particolare il Cita pone l`accento sul conflitto di interessi ritenendo che istituti bancari, le sgr e le sim abbiano in realtà agito come intermediari, vale a dire come acquirenti prima e rivenditori poi di titoli argentini.
“Le banche hanno prima acquistato bond argentini per metterli nel loro portafoglio quando il rendimento si aggirava attorno al 9% – ha detto il presidente dell`Adusbef Elio Lannutti – poi, quando nel 2000 si è evidenziata la crisi, tanto che il rating era stato classificato come B1, hanno spinto i promotori a rifilare i titoli ai risparmiatori senza informarli sull`elevatissimo profilo di rischio“. Ma qual è la strada che l`investitore può intraprendere per recuperare il capitale? Il primo, decisivo, passo riguarda l`esito dell`indagine della Consob cui il Cita ha inviato “la documentazione relativa a 400 casi acclarati – spiega Lannutti – se la sentenza sarà di condanna, noi siamo pronti a esercitare, in base alla legge 281/98, l`azione di inibizione della vendita di titoli similari per tutti gli istituti finanziari coinvolti, e al contempo avviare le cause individuali con, in prima battuta, il tentativo di conciliazione presso il Giudice di Pace“.
Da qui l`appello ai risparmiatori, vittime del crac argentino ad inviare la loro “storia“ al Cita e a non firmare alcuna delega alle banche, come indicato dall`Abi, perché, secondo il Cita, “potrebbe inibire l`azione di responsabilità delle stesse banche per non aver informato sui rischi dell`investimento“. L`ultimo invito ai risparmiatori è a non svendere ora i bond argentini. “Esiste il 50% delle probabilità di recuperare l`investimento – ha concluso Rienzi – il vero problema sono i tempi lunghi, almeno 4-5 anni, dal momento che il tavolo sulla rinegoziazione del debito potrà partire solo dopo le elezioni di marzo in Argentina e il successivo insediamento del nuovo presidente“.

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