Aree blu, stop alle multe. Anzi, no
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fonte:
- Il Secolo XIX
C’ ÈCHI si frega le mani, chi non ci crede, e ancora chi sospira pensando a interminabili battaglie in tribunale. Fatto sta che la recente uscita del ministero dei Trasporti in tema di multe ha fatto saltare sulla sedia parecchia gente, in Italia e anche a Genova. Che cos’ è successo? Rispondendo a una interpellanza in Parlamento, il sottosegretario Umberto Del Basso De Caroviola ha affermato papale papale che se non si paga, osi paga in maniera insufficiente, il ticket perla sosta nelle aree di parcheggio a pagamento, non si commette una «violazione di una norma di comportamento», ma ci si macchia di «inadempienza contrattuale». Tradotto dal burocratese: secondo i tecnici del ministe pale e forze dell’ ordine non possono fare multe a chi non paga sulle strisce blu. Perché, appunto, la “blu area” è gestita da un privato, come fosse un silos: chi non paga è soggetto alle norme contrattuali della sosta a pagamento, cioè versare la tariffa prevista e se non lo fa pagare le penali del caso. Ma non multe. Nel giro di poche ore, la notizia ha messo in fibrillazione le amministrazioni comunali, e non solo. Nel paese delle cento province, cento reazioni diverse: in Veneto i prefetti si sono coordinati su una linea da “no pasaran”, attenendosi al parere del ministero dell’ Interno del 2003, per cui le multe sulle blu area si pagano, sempre e comunque. A Torino, la querelle è aperta da tempo, ma finora il Comune non ci ha voluto sentire. E a Genova? «Se un ministro dice una cosa di questa importanza non è che facciamo finta di niente – dice l’ assessore alla Viabilità Anna Dagnino – ma non basta un parere comunicato in Parlamento. Aspettiamo una circolare, un provvedimento». Però Tursi non ci gira troppo intorno, visto che nei prossimi giorni si terrà una riunione ad hoc con il comandante della Municipale, Giacomo Tinella, per capire se e come variare l’ operato dei “cantunè”.Riunioni urgenti e bocche cucite anche a Genova Parcheggi: all’ azienda che gestisce le verdi (o meglio blu) praterie dei posti a pagamento, la notizia ha immediatamente provocato la consegna del silenzio. Tuttavia, si sa che l’ amministratore delegato Claudio Gavazzi già ieri mattina si è confrontato con i suoi collaboratori per analizzare il problema. E, sia pur sottovoce, in azienda si sottolinea che, al momento, ci sono precise norme che consentono alla Municipale di fare sanzioni sulle aree blu. E che, ministro o non ministro, una semplice dichiarazione non fa comunque legge. Il tutto per una partita assolutamente aperta. La giurisprudenza in materia è ampia e tutt’ altro che univoca: sono anni che le associazioni dei consumatori, ma anche singoli cittadini fanno ricorso contro la disciplina delle aree blu, in una battaglia legale quasi continua, che ha visto clamorose vittorie ma anche drammatiche sconfitte e decisioni a volte anche fantasiose dei giudici. Ma ancora il ministero dei Trasporti ha voluto sottolineare che, a differenza di quanto pensano i prefetti veneti, «non risulta alcuna situazione di conflitto interpretativo con il ministero dell’ Interno: quest’ ultimo, in seguito a un riesame della propria posizione espressa nel 2003, ha successivamente condiviso la disamina del ministero dei Trasporti ed emesso (nel 2010) una serie di pareri in tal senso». Pareri condivisi dal Servizio della Polizia Stradale del Dipartimento di Pub reri e ancora pareri: nel frattempo, cittadini e associazioni di consumatori si organizzano. Mentre viene sottolineata da più parti la necessità di smetterla conpareri e interpretazioni, e tirare fuori una norma chiara e conclusiva, c’ è chi si spinge più avanti: ancora recentemente il Codacons ha esortato i Comuni ad annullare tout court tutte le sanzioni che rientrano nel caso. Tra gli avvocati, invece, l’ entusiasmo per la materia sembra assai scarso. In assenza di una fonte normativa chiara e cristallina, correre dai giudici di Pace o dai prefetti rischia di essere come minimo una perdita di tempo. «Difficilmente vale la pena di recuperare qualche decina di euro, a fronte del rischio di perdere il ricorso, buttar via tempo e pazienza, e pure i 37 euro del contributo unico da versare per poter ricorrere – spiega l’ avvocato Nicola Semino – per ora, alla fine, l’ unica cosa che conta è l’ orientamento dei giudici, che su questi temi è tutt’ altro che univoco».
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