27 Giugno 2007

Archiviate 11 denunce contro gli inquirenti

SULMONA. Pioggia di ricorsi e denunce, anche un’interrogazione parlamentare contro i magistrati e i poliziotti dell’inchiesta sugli appalti di Roccaraso da parte del presidente del Codacons Carlo Rienzi, coimputato nell’inchiesta. E altrettante richieste di archiviazione o non luogo a procedere. Ad oggi sono 11 le pronunce e le decisioni della magistratura penale e amministrativa che hanno respinto le accuse di Rienzi al vice questore Cesare Ciammaichella, all’ispettore Massimiliano Mancini, e alla procura di Sulmona. La più recente è quella con cui la Corte di Cassazione ha respinto la richiesta di spostamento del processo lontano da Sulmona per legittimo sospetto. La Suprema Corte nel rilevare l’inammissibilità del ricorso ha fatto rilevare l’infondatezza dei motivi addotti da Rienzi. Sullo stesso procedimento si erano già espressi, il pm e il Gip della procura dell’Aquila, che aveva l’uno chiesto e l’altro disposto l’archiviazione delle accuse a carico dei funzionari dello Sco della questura dell’Aquila, che secondo Rienzi non avrebbero potuto seguire le indagini su Roccaraso. Rienzi aveva già presentato un ricorso davanti al Tar del Lazio contro l’atto con il quale il dirigente dello Sco aveva designato il funzionario incaricato materialmente delle indagini, chiedendo un risarcimento danni milionario. In quella occasione il Tar aveva decretato che "il Codacons non appare legittimato a proporre azioni del genere". Nei confronti del funzionario incaricato delle indagini, inoltre, era stata avanzata anche richiesta di azione disciplinare, che non è stata presa in considerazione proprio in virtù delle decisioni dei magistrati. Di contro Rienzi e il vice presidente del Codacons, Giuseppe Ursini, sono a loto volta finiti sotto inchiesta a Campobasso anche per calunnia e diffamazione.

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