10 Giugno 2019

Aprile nero per la produzione industriale italiana

Aprile nero per la produzione industriale italiana, una doccia fredda per il governo. L’ Istat ha stimato che ad aprile l’ indice destagionalizzato della produzione industriale è diminuito dello 0,7% rispetto a marzo, ben oltre le attese degli economisti sentiti da Reuters che stimavano un +0,1%. Corretto per gli effetti di calendario, l’ indice complessivo è diminuito in termini tendenziali dell’ 1,5% (i giorni lavorativi sono stati 20, contro i 19 di aprile 2018), un dato che non stima l’ impatto del ponte tra Pasqua e il 25 aprile (+0,1% i dati grezzi). Tra l’ altro i dati di marzo sono stati rivisti al ribasso a -1% su mese e a -1,6% su anno. L’ indice destagionalizzato mensile ha mostrato un aumento congiunturale, di rilievo, solo per l’ energia (+3,6%). Invece si sono viste contrazioni per i beni strumentali (-2,5%) e, in misura più lieve, per i beni intermedi (-0,7%) e i beni di consumo (-0,5%). Nella media del trimestre febbraio-aprile, è stata confermata una variazione positiva (+0,7%) rispetto al trimestre precedente. Gli indici corretti per gli effetti di calendario hanno registrato ad aprile un aumento tendenziale esclusivamente per l’ energia (+3,6%); al contrario, ampie diminuzioni hanno contraddistinto i beni strumentali (-3,8%) e i beni intermedi (-2,6%), mentre sono calati in misura più contenuta i beni di consumo (-0,6%). Rispetto ad aprile 2018, sono risultati in flessione 13 settori su 15 ai quali corrisponde un peso pari a quasi l’ 80% dell’ industria. Più in dettaglio, i settori di attività economica che hanno mostrato variazioni tendenziali positive sono la fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (+5,8%) e le industrie alimentari, bevande e tabacco (+4,9%). Le flessioni più ampie si sono viste nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-8,2%), nella fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-7,4%) e nella fabbricazione di macchinari e attrezzature n.c.a. (-6,2%). “Ad aprile si rileva, per il secondo mese consecutivo, una flessione congiunturale della produzione industriale, dopo gli aumenti rilevati a inizio anno. Nonostante la flessione di aprile, la variazione congiunturale su base trimestrale si mantiene positiva”, ha osservato l’ Istat. “Tra i principali settori di attività solo l’ energia registra un incremento congiunturale ad aprile, mentre i rimanenti comparti mostrano una dinamica negativa, particolarmente accentuata per i beni strumentali. Flessioni tendenziali, al netto degli effetti di calendario, contraddistinguono in modo diffuso l’ evoluzione dei settori. Solo l’ alimentare e la fornitura di energia contrastano la dinamica negativa degli altri settori, risultando entrambi in sostenuta crescita su base annuale”. Ed è stato un aprile nero anche per la produzione industriale di auto. Infatti, secondo le stime dell’ Istat la produzione di autoveicoli è calata del 17,1% rispetto allo stesso mese del 2018. Nei primi quattro mesi dell’ anno (gennaio-aprile), la produzione è diminuita del 14,7% rispetto allo stesso periodo del 2018. “Una doccia fredda per il governo e per il Paese. Dopo il calo di marzo, la produzione continua a scendere. Iniziamo il secondo trimestre nel peggiore dei modi. Un dato che avrà effetti sul pil e sulle previsioni di crescita del governo, alzando il rischio di una manovra correttiva”, ha avvertito Massimiliano Dona, presidente dell’ Unione Nazionale Consumatori, osservando che rispetto ai valori pre-crisi dell’ aprile 2008, la produzione totale è ancora inferiore del 22,4%, ossia più di un quinto. In 11 anni i beni di consumo durevoli sono precipitati addirittura del 31,9%, quasi un terzo. “Una voragine da colmare che indica come gli italiani non si possano ancora permettere di acquistare i beni di consumo più costosi e che la priorità del governo dovrebbe essere quella di rilanciare la capacità di spesa del ceto medio”, ha concluso Dona. La scorsa settimana L’ Istat ha rivisto il dato sulla crescita del pil nel primo trimestre 2019 a +0,1% su trimestre e a -0,1% su anno. Il governo si aspetta una crescita del pil dello 0,2% per l’ anno in corso. Per il Codacons i dati sulla produzione industriale “vanno di male in peggio” dopo i numeri negativi fatti registrare a marzo. A preoccupare è in modo particolare la forte riduzione della produzione nel comparto dei beni di consumo, ha spiegato il presidente, Carlo Rienzi, “qui su base mensile il calo è del -0,5%, ma raggiunge il picco del -3,4% per i beni di consumo durevoli rispetto allo stesso periodo del 2018. Numeri che rispecchiano in modo evidente la crisi dei consumi che si registra in Italia, con la spesa che non riparte e le famiglie che tendono a rimandare al futuro gli acquisti, con effetti negativi diretti per tutto il comparto industriale”.

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