4 Maggio 2018

Apre la Metro C a San Giovanni. La Raggi esulta (come se fosse merito suo)

 

Virginia Raggi, la metro C e la faccia tosta: «Abbiamo una bellissima notizia da darvi, sabato 12 maggio Roma e l’Italia riprendono a correre: apriamo finalmente la stazione San Giovanni della metro C. Abbiamo sbloccato dopo anni di fermo i cantieri e i lavori di questo importantissimo snodo. Finalmente una parte della periferia romana sarà messa in contatto con il centro, i cittadini da anni lo aspettavano, Roma dimostra che le cose si possono fare». Lo ha annunciato la sindaca di Roma Virginia Raggi durante una conferenza stampa in Campidoglio sulla metro C, con il solito vizio di nascondere la verità ed appropriandosi di un percorso iniziato molto prima della sua ascesa al Campidoglio, dai tempi di Veltroni, via via fino alle precedenti amministrazioni. C’era da aggiungere un’altra stazione, era quasi tutto pronto, poi i ritardi della stagione pentastellata. Ma lei, la sindaca, fa finta di niente: «Per i romani sarà una svolta nella mobilità», certo, ma non grazie a lei, siamo seri. Certi toni trionfalistici sono inopportuni e infantili.
La giunta Raggi la ostacolò
«Stiamo per inaugurare una metro museo – gongola la Raggi – Dopo città come Mosca, Parigi e anche Napoli, ora finalmente anche Roma ce l’ha. I romani e gli italiani dovrebbero essere orgogliosi, questo dimostra che le cose a Roma si possono fare e si possono fare bene e deve essere da traino anche per’Italia». Così si vanta la Raggi, ma sappiamo bene che lei aveva persino ostacolato l’iter di apertura della metro C: aveva stigmatizzato la lievitazione dei costi che si erano registrati nel corso degli anni e, anzi, nel marzo di un anno fa – non nella preistoria-s ia la prima cittadina che l’assessore alla Mobilità si erano manifestati piuttosto freddi di fronte al progetto in corso, spiegando che “il trasporto pubblico non è solo metropolitane, ma anche tram e corsie preferenziali». La Raggi aveva tenuto un profilo piuttosto austero e distaccato, quasi a voler far capire che gli oltre 3 miliardi già spesi, i 600 milioni di extracosti, i 6 anni di ritardo sulla tabella di marcia, il miliardo di contenziosi in atto fra parte pubblica e la parte privata, i 5 filoni d’inchiesta e le tante vicissitudini tecniche non possono essere dimenticate con il taglio di un nastro. Ora cambia la sceneggiatura. E la Raggi tenta di prendersi i meriti, giocando con la disinformazione.
Insiste senza ritegno anche il presidente della commissione Mobilità di Roma Capitale, Enrico Stefano: «Non devono passare altri trenta anni per completare quest’opera, Roma è patrimonio non solo dell’Italia ma anche del mondo. L’obiettivo è proseguire oltre il Colosseo e i Fori Imperiali, con una stazione a piazza Venezia, con una fermata su corso Vittorio Emanuele, tra piazza Navona e Campo de’ Fiori, poi a San Pietro-Ottaviano, a piazzale Clodio e fino, perché no, a Farnesina, con una grossa area di scambio. Crediamo fermamente in quest’opera».
Il Codacons ironizza
Anche il Codacons ironizza sui toni trionfalistici della Raggi. «Insomma, basta sceneggiate. La metro C della Capitale, oltre ad essere l’incompiuta più costosa d’Europa, è diventata anche l’opera pubblica più lenta d’Italia dopo la Salerno-Reggio Calabria. «La fermata San Giovanni apre con 7 anni di ritardo rispetto alla tabella di marcia. A fronte di ritardi inaccettabili e di costi a carico della collettività lievitati si potrebbe aggiungere la beffa a danno degli utenti: quella della frequenza dei treni, che già oggi appare inadeguata alle esigenze dei cittadini – prosegue Rienzi – Con l’apertura della stazione San Giovanni deve essere incrementato il servizio e ridotti i tempi di attesa per i passeggeri, con più treni in circolazione e una frequenza analoga a quella della linea A, perché in caso contrario la nuova apertura del 12 maggio servirà davvero a poco».

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