20 Aprile 2020

Appello di Comuni e imprese “Mascherine, ridurre l’ Iva”

giulio gavino «Maperchè continuiamo a pagare l’ Iva»? Arriva dalle pubbliche amministrazioni e dal mondo delle imprese la tentazione di chiedere al governo una sorta di esenzione nell’ ambito di tutte quelle attività di acquisto e di vendita che riguardano l’ emergenza coronavirus. Un sentire che è condiviso da molti visto che negli ultimi giorni a chiedere di intervenire in questo senso sono state anche Federfarma, Codacons e anche il ministro della Salute Roberto Speranza. Qualche esempio? I Comuni stanno comprando a migliaia mascherine da distribuire a dipendenti, pubbliche assistenze, cittadini. «Se non ci fosse l’ Iva la capacità di acquisto sarebbe indubbiamente più alta». Oggi se un sindaco compra mascherine a un euro per comprarne 100 ne deve spendere 122, quando in un regime di esenzione (beninteso legato a questo momento di emergenza) potrebbe avere una capacità di acquisto di beni essenziali e necessari superiore di quasi un quarto. Nel caso dell’ esempio potrebbe distribuire 122 mascherine invece di cento. Sono spostamenti di denaro minimi, ma che in piccoli bilanci, come quelli delle centinaia di paesi di tutta la Liguria, hanno il loro peso. Stesso discorso per quanto riguarda le imprese che si stanno esponendo nella riconversione della produzione (soprattutto in impianti che realizzano mascherine ma anche disinfettanti e igienizzanti) e che in ogni fase della lavorazione e della vendita si trovano a dover fare i conti con l’ Iva. «Ci mettiamo in gioco – spiegano – investiamo, garantiamo posti di lavoro senza accedere alla cassa integrazione ma è chiaro che la capacità di spesa viene ridotta e di molto dall’ applicazione dell’ imposta sul valore aggiunto». Secondo gli esperti i danni per l’ erario sarebbero molto limitati visto che dal settore della mascherine, prima dell’ arrivo del coronavirus, il gettito a livello nazionale era davvero poca cosa. Diverso è il discorso che riguarda la produzione di igienizzanti e disinfettanti, che sono a base di alcol, un prodotto sul quale, tra l’ altro pesa anche l’ accisa incassata dallo Stato. «Nulla di insuperabile – spiegano i bene informati – sarebbe sufficiente che all’ argomento venisse dedicato uno degli articoli previsti nel prossimo decreto». A vedere quando stanno investendo in prodotti «anti-virus» le pubbliche amministrazioni in Liguria si potrebbe arrivare ad un aumento della capacità di spesa nell’ ordine di qualche centinaio di migliaia di euro, denaro che probabilmente andrebbe speso sempre nello stesso settore, a beneficio delle imprese che non hanno chiuso e che stanno continuando a produrre. La proposta che viene presa in considerazione in questo momento è quella di una potenziale riduzione dell’ Iva sulle mascherine dal 22% al 4, applicando l’ aliquota che riguarda ad esempio pane e latte, generi di prima necessità: «E in questo momento – sottolineano i sindaci – le mascherine lo sono a tutti gli effetti».- © RIPRODUZIONE RISERVATA

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