13 Luglio 2011

Appalti, allarme spese legali

Appalti, allarme spese legali
 

Il raddoppio del costo del contributo unificato per i ricorsi in materia di appalti pubblici rischia di favorire il malaffare. E’ l’ allarme lanciato appunto dall’ Osservatorio indipendente sugli appalti pubblici, promosso da Codacons, Avvocati in Europa e Coordinamento microimprese per la tutela e l’ assistenza (Comitas). Per le tre associazioni, il decreto sviluppo affosserebbe le piccole imprese, favorendo la corruzione. E’ l’ avvocato Mauro Di Pace, coordinatore dell’ Osservatorio, a spiegare nei particolari che «con il decreto legge n. 98 del 6 luglio 2011 il governo ha aumentato la misura del "contributo unificato", il tributo che il cittadino paga ogni volta che fa una causa e, in particolare, il contributo unificato per i ricorsi al Tar in materia di appalti pubblici, già molto alto, ora passa dai 2 mila ai 4 mila euro». In sostanza, se un’ impresa partecipa a una gara d’ appalto e viene illegittimamente esclusa, per fare ricorso deve pagare di tasse, che possono arrivare anche a 16 mila euro, a cui vanno aggiunti gli onorari dell’ avvocato». Insomma, nei fatti un disincentivo notevole, che impedirà a molte aziende, magari certe d’ essere dalla parte del giusto, di ricorrere in caso di sospetti di corruzione. Inoltre, il codice appalti stabilisce che il risarcimento del danno consequenziale all’ eventuale illegittimità della gara ammonti al 10% del valore della gara stessa (pari all’ utile presunto). Il che vuol dire che per una gara del valore di 100 mila euro il risarcimento ottenibile sarà pari a 10 mila euro. Un’ inezia che non spingerà di sicuro a presentare ricorsi. «Nella sostanza», ha concluso Di Pace, «la previsione normativa comporta, come conseguenza, che per gli appalti di valore inferiore al quarto di milione di euro (che sono la maggior parte) la tutela giudiziaria è di fatto antieconomica». Nuvole sempre più nere, insomma, sul comparto edile siciliano. Basti pensare come meno di un mese fase, Bankitalia, nel suo studio annuale dedicato all’ economia dell’ Isola, avesse apertamente parlato di contrazione nel 2010 dell’ attività del settore delle costruzioni e opere pubbliche. «Il numero di occupati, in base all’ indagine dell’ Istat sulle forze di lavoro», si legge nel report, «è diminuito del 9,5% (-10,6% nel 2009) e il numero di ore lavorate denunciate dalle imprese alle Casse edili si è ridotto dell’ 8% circa». Una situazione che il decreto legge 98/2011 rischia solo di peggiorare. Perché, come giustamente notano le associazioni dei consumatori, gli esiti della riforma appena varata non potranno che essere un aumento delle turbative, visto che chi ha intenzione di modificare a suo vantaggio il risultato di una gara potrà ora farlo a cuor più leggero, consapevole che chiunque voglia poi fare ricorso dovrà sborsare cifre tali da rendere svantaggioso il ricorso stesso. Per Francesco Tanasi, segretario nazionale del Codacons, «verificata la pericolosità della nuova norma, che in termini di rischio di impresa rappresenta un incentivo alla corruzione, economicamente più conveniente della tutela giudiziaria, è lecito parlare di un vero e proprio allarme legalità». Tanasi chiede adesso «l’ intervento del Parlamento per cancellare l’ aumento del contributo unificato in sede di conversione del decreto in legge, per non eliminare le piccole e medie imprese e permettere loro di usufruire dei mezzi legali di tutela, controllando che questa situazione non porti, come immaginabile, ad un estendersi dei fenomeni di corruzione e di illegalità». (riproduzione riservata)
 

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox