13 Maggio 2020

Aperta indagine per minacce a Silvia Romano

A causa dei tanti messaggi di odio tra social, lettere e volantini, causati dal rientro in Italia di Silvia Romano, cooperante italiana liberata venerdì scorso dopo il rapimento avvenuto in Kenya nel novembre del 2018, la Procura di Milano ha aperto un’ indagine esplorativa al momento a carico di ignoti. Il fascicolo è coordinato dal pm Alberto Nobili, capo del pool antiterrorismo, e l’ ipotesi di reato iscritta è quella di minacce aggravate. Il profilo Facebook di Silvia Romano è stato cancellato a seguito dei tanti messaggi violenti contro di lei, ma bene sottolineare che come sempre queste forme bieche di espressione non sono state solo patrimonio dei social, ma anche di politici e media. Non è invece in fase di valutazione da parte del comitato provinciale per l’ ordine e la sicurezza pubblica di Milano assegnare una forma di tutela a Silvia Romano, secondo quanto si è appreso da fonti della Prefettura. Depositato ieri, invece, l’ annunciato esposto del Codacons sul caso del presunto riscatto pagato dallo Stato italiano per la liberazione della cooperante. Come si legge in una nota, l’ associazione lo ritiene un atto dovuto trattandosi di soldi pubblici che già in passato aveva avviato iniziative analoghe per altri rapimenti di italiani (Gabriele Torsello, Giuliana Sgrena, Simona Pari, Simona Torretta, Greta Ramelli e Vanessa Mar zullo), soprattutto dopo le dichiarazioni del portavoce del gruppo terroristico Al Shabaab, secondo cui parte del riscatto pagato per la liberazione sarà utilizzato per comprare armi per la jihad. Nell’ esposto del Codacons si legge: «Fermo restando che la priorità è salvare tutte le Silvia del mondo, e che la libertà individuale delle persone è un diritto inviolabile secondo la costituzione, e che salvare i nostri connazionali è un obbligo per lo Stato italiano, e che pertanto si esprime piena soddisfazione per la liberazione di Silvia Romano, la scrivente associazione non può esimersi, in virtù del ruolo istituzionalmente ad essa riconosciuto, dal portare all’ attenzione dell’ Autorità adita, alla quale si chiede di compiere tutti gli accertamenti del caso». Infine, le immagini della folla ad attendere Silvia al suo arrivo a Milano (cronisti e fotografi stipati nonostante l’ attuale situazione dovuta all’ epidemia di Covid) non sono passate inosservate dal sindaco della città Sala: «Mi sarebbe piaciuto vedere sui giornali una stigmatizzazione di giornalisti e foto operatori. Noi siamo una comunità e dobbiamo cercare di stare uniti e dare tutti il nostro contributo», ha detto ieri il sindaco.

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