Anziani, disabili e bebè ecco chi paga il prezzo della spending review
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fonte:
- la Repubblica
GIOVANNA, Antonio e gli altri sono il volto più nascosto della crisi e di un potere d’ acquisto che sull’ isola è sceso ai livelli più bassi d’ Italia. Colpa della disoccupazione e della crisi, certo. Ma quanto influisce sull’ affanno delle famiglie il taglio alla spesa pubblica? E come è cambiato il welfare negli ultimi 5 anni? Repubblica ha cercato di capirlo con l’ aiuto di sindacalisti, ammini-stratori, associazioni dei consumatori e guardando nei bilanci della Regione. Ma soprattutto chiedendolo a loro, i nuovi poveri.INVALIDI E BONUS BEBE’. «Per la spesa sociale è stato uno stillicidio », dice Elvira Morana che per la Cgil regionale si occupa, tra le tante cose, di salute, assistenza e contrattazione sociale. «Decimati i fondi destinati dalla Regione a chi ha un familiare non autosufficiente a carico. Azzerati i bonus bebé e gli interventi a favore delle famiglie», dice. E mostra lecifre dei finanziamenti. I buoni socio sanitari a favore delle famiglie con un familiare non autosufficiente a carico, ad esempio (legge regionale 10/03), sono passati da oltre 27,5 milioni di euro del 2008 ai 3,7 del 2010, «e lo scorso anno non è stato previsto nulla». Stessa linea decrescente per gli aiuti alle famiglie con figli. Dal 2003, anno in cui la Regione ha approvato la legge per il bonus bebé riservato ai nuovi nati, al 2010, il contributo ha interessato 39 mila famiglie e messo in circolo 39 milioni di euro. Nel 2011 il finanziamento era appena di 1 milione e 800 mila euro. Il nuovo bando è meno di un quarto: 407 mila euro. «Sia chiaro – dice Morana – il bonus per noi non è la risposta giusta ai bisogni, ma oggi, nel momento di maggiore difficoltà economica, tutto ciò che viene tagliato accresce lo stato di difficoltà delle famiglie». A venir meno sono anche altre misure attive nel decennio scorso e fino al 2010. Fino a tre anni fa, grazie a risorse del Fondo nazionale per le politiche sociali e del bilancio regionale, era previsto, ad esempio, un aiuto anche per le famiglie numerose con 4 o più figli e in stato di difficoltà (Isee 5 mila euro). A conti fatti circa 1400 euro in più l’ anno a famiglia. «Tre anni fa – diceancora Morana – ne hanno beneficiato più di 3500 nuclei familiari». Oggi, anche questa voce è sparita dal bilancio. «Di contro, i Piani di zona previsti dalla 328/00 (la legge che ha ridisegnato il welfare italiano) che dovrebbero dare risposta ai bisogni, procedono con lentezza. L’ auspicio è che con la definizione delle nuove linee guida ci sia anche un’ analisi attenta dei bisogni. Altrimenti il rischio è di alimentare solo progettifici». Ma a diminuire negli anni sono stati anche i finanziamenti nazionali destinati al sociale per l’ isola. I trasferimenti per la «non autosufficienza» sono passati da circa 34 milioni del 2010 ai 22 del 2013, con un anno, lo scorso, di buco totale. Stessa cosa per le risorse del Fondo politiche sociali passato dai 35 milioni del 2010 ai 27 del 2013. Con il picco più basso lo scorso anno: 998 mila euro.OVER 65, I PIU’ COLPITI. Tra i più colpiti dalla spending review ci sono gli anziani. Il quadro lo dipinge bene Saverio Piccione, segretario generale dello Spi Cgil Sicilia: «Su 1 milione e 800 mila anziani siciliani – dice – oltre 1 milione e 200mila (il 70 per cento) ha pensioni fino a 700 euro. La metà di questi, circa 680 mila si ferma a 500 euro. Significa che c’ è una larghissima platea di pensionati che vive con 6500 euro netti di pensione l’ anno a fronte di un tetto-indice di povertà relativa – di 8500 euro. E’ chiaro che qualsiasi livellamento della spesa pubblica destinata all’ assistenza, fa la differenza: dal ticket che oggi non paga solo chi ha un reddito inferiore a 2800 euro l’ anno, ai 20 – 25 euro al mese per i trasporti pubblici che prima erano dati gratuitamente e oggi no, o almeno non dappertutto». Fatto sta che negli ultimi 10 anni le cosiddette contrattazioni sociali, siglate dallo Spi con i Comuni dell’ isola per ottenere tariffe e servizi agevolati a favore degli anziani (anche su rifiuti e bollette dell’ acqua) sono passate da 180 a 40. Ma a essere calate notevolmente sono anche le pensioni assistenziali concesse dall’ Inps come integrazioni al reddito delle pensioni più basse, specie in presenza di particolari situazioni di salute. Nel bilancio sociale dell’ Istituto del 2012, il decremento supera, a livello nazionale, il 12 per cento. E gli scandali di falsi invalidi non bastano a spiegarne il motivo. Nelle «Leghe», i centri Spi Cgil sparsi per le città dell’ isola, le storie di chi ha perso integrazioni e sostegni non si contano.CHIEDILO A LORO. Ore 16,30, quartiere Montegrappa di Palermo. Caldo afoso di luglio, Spi. In sala d’ attesa c’ è il pienone. Entro la fine del mese i pensionati devono inviare il Red (Dichiarazione Reddituale) all’ Inps, altrimenti, ti dicono, «il rischio è di vedersi tagliata una parte di pensione» (le parti variabili). Giovanna D. M., 67 anni, aspetta il turno. E’ vedova da 11 anni ed ha tre figli sposati. «Se non fosse per loro, non riuscirei neppure a mangiare», racconta. Fino a 5 anni fa viveva con dignità grazie alla “continuativa”, un’ integrazione alle pensioni più basse, concessa, come nel suo caso, in presenza di invalidità: «1200 euro in più ogni due mesi», dice. Che per chi, come lei, di pensione ha 440 euro, fanno la differenza. «Trecento euro – racconta – li tolgo subito per l’ affitto di casa: una stanza con cucinino e bagno». L’ appartamento di prima, Giovanna l’ ha dovuto lasciare («A furia di adeguamenti, il proprietario voleva 500 euro al mese»). Così adesso deve stare attenta a tutto: dalla luce alla spesa, alle medicine («oramai – dice – prendo solo quelle generiche per risparmiare, anche se in qualche caso la differenza si sente»). Lo stesso fa Antonio G., 85 anni, la metà dei quali passati a lavorare in cantina. In bocca non ha più neppure un dente. «La pensione – dice – è sempre la stessa: cinquecento euro. Solo che ora costa tutto di più, anche andare al pronto soccorso». Antonina G. di anni ne ha invece 53. Il marito, oggi 61enne, è affetto da parkinson da 15 anni, invalido al 100 per cento. Anche a loro cinque anni fa l’ Inps ha tolto la pensione di «accompagnamento», circa 400 euro in più al mese, e da allora Antonina tira avanti con 700 euro di pensione, la rata del mutuo sulle spalle (400 euro) e due figli di 29 anni («lavoretti saltuari») e 24 («disoccupata ») a carico. «U sapi com’ è?», commenta un’ anziana in sala: «U cani muzzica sempre u chiù spardatu».IL BUS PERDUTO A Palermo il caso è esploso qualche anno fa quando l’ Amat, stanca di aspettare i soldi del Comune per gli abbonamenti de-stinati ad anziani e disabili, diede l’ aut aut all’ amministrazione: o paghi o blocchiamo tutto. «E così è stato», dice Gaspare Migliore, che da capolega Spi a Palermo, la storia l’ ha dovuta spiegare a centinaia di anziani. Ma tant’ è. Dal dicembre 2012 tutti gli abbonamenti gratuiti sono sospesi. Non solo. Se fino al 2008-2009 il Comune impegnava 10 milioni di euro l’ anno per offrire un trasporto gratuito a anziani e disabili, da quel momento in poi il servizio è stato ristretto a anziani con più di 65 anni e un reddito inferiore ai 9000 euro, e disabili con reddito inferiore ai 9000 euro e con una disabilità minima del 67 per cento. Il risultato? «A beneficiarne sono stati fino al dicembre scorso, poco più di mille persone, su 5 mila che avevano presentato richiesta ». Altri 10 mila, secondo i calcoli della Cgil non hanno neppure potuto partecipare al bando. Anna, 78 anni, 400 euro di pensione, 280 di affitto, è una di loro: dalla fine dello scorso anno non va più a trovare la sorella che abita all’ altro capo della città col figlio, perché, dice, sta «attenta al centesimo ». Dice Giuseppe, 48 anni, autista Amat: «In questo momento pagano tutti, anche i ciechi. Non c’ è più niente per nessuno». A Messina, l’ Atm, l’ azienda di trasporto pubblico è in gravi difficoltà economiche. Così come il Comune che adesso ha chiesto all’ Anci di rivedere i conti per scongiurare il default. Qui gli abbonamenti e i biglietti gratuiti per disabili e anziani, dopo un periodo di sospensione, hanno lasciato spazio a tariffe agevolate. «Ma la situazione economico finanziaria del Comune – dice Giuseppe Locorotondo segretario provinciale dello Spi – mette tutto a rischio. In tutta la provincia, inoltre, una cosa sono i bilanci e le previsioni dei Comuni, un’ altra la liquidità che consente il funzionamento reale dei servizi». Così servizi come l’ assistenza domiciliare integrata, in molti Comuni a dissesto, interessa solo lo 0,6 – 0,8 per cento della domanda. Niente.I CONTRIBUTI Il rapporto è 10 a 0,7. Già, perché per aiutare le famiglie più disagiate ad affrontare le spese, per anni e fino al 2010, alla Sicilia sono arrivati dallo Stato oltre 10 milioni l’ anno (legge 431/98). «Poi con i tagli alla spesa e in piena crisi – spiega Giusi Milazzo del Sunia – nel 2011 i trasferimenti sono scesi a 700 mila euro. Non solo: nel resto del Paese la Regione e i Comuni partecipano al fondo con quote aggiuntive. Qui no». Ma, a sentire Milazzo, l’ altra grande differenza è nei numeri delle domande. «Quando i soldi c’ erano – dice – le richieste erano poche e ogni famiglia riusciva a coprire anche 5 mesi di affitto col rimborso. Adesso, invece, il bisogno è di gran lunga maggiore. Le domande non si contano e per molte famiglie, il rimborso si riduce a 100, 200 euro l’ anno. E quest’ anno non ci saràneppure quello». Già, perché nel 2012 il fondo non ha avuto copertura finanziaria. «Per il 2013 – dice ancora Milazzo – sono stati accantonati nazionalmente 16 miliardi per venire incontro a vari bisogni determinati dalla crisi ma ancora non sappiamo quanti saranno i fondi dedicati a questamisura». Nelle sole tre città metropolitane – Palermo, Catania e Messina – le domande presentate nel 2011 per un contributo all’ affitto sono state quasi 17 mila.BUONI LIBRO.Oltre ai tagli, ad incidere sul potere diacquisto, ci sono i ritardi nei pagamenti delle pubbliche amministrazioni determinati dal rispetto del Patto di stabilità. «Ritardi che in piena crisi pesano sulle tasche dei cittadini», dice il presidente nazionale del Codacons, il catanese Francesco Tanasi. Un esempio? I libri per le scuole elementari. «La Regione è in forte ritardo con i rimborsi. E così dall’ inizio dello scorso anno scolastico – dice Tanasi – in città come Catania le librerie hanno chiesto il pagamento anticipato alle famiglie con l’ impegno della restituzione una volta incassati i soldi pubblici. I nostri sportelli sono assaltati da gente che non ce la fa più e cerca aiuto». Isabella (il nome è di fantasia), 19 anni, seconda di tre figli, è una di queste. «E’ venuta in lacrime – racconta Tanasi – perché pur avendo superato i test all’ università non era in grado di pagare la seconda rata e comprare i libri. La madre che lavorava in una cooperativa ha perso il lavoro. E lo stipendio del padre, 1000 euro, basta a pagare le spese di affitto, dei consumi e per mangiare. …Abbiamo deciso di fare una colletta e adottarla negli studi. …Ma è un caso su migliaia».TAGLI SU TAGLI. Taglia lo Stato, tagliano le Regioni e tagliano i Comuni. A rischio, a sentire i rappresentanti dell’ Anci Sicilia sono adesso anche i servizi pubblici nei comuni piccoli, con meno di 5 mila abitanti, quasi tutti in zone montane e con poche entrate fiscali, protetti fino al 2012 da una legge regionale. A questi comuni, 201 su 390, viene assegnato un quinto delle risorse correnti del Fondo delle Autonomie Locali. «L’ intero fondo però dal 2009 ad oggi – dice il segretario generale dell’ Anci Sicilia, Mario Emanuele Alvano – è stato ridotto di oltre il 40 per cento. Passando dai 913 milioni del 2009 ai 540 milioni effettivi del 2013». Non solo, da quest’ anno anche i fondi riservati dalla Regione per questi piccoli comuni sono stati falcidiati: da 124 a 56 milioni quello riservato ai comuni montani e collinari da 15 a 0 l’ altro per tutti i centri con meno di 5000 abitanti. Il risultato? Vincenzo Cacioppo, sindaco di Camporeale lo ha detto chiaro: «licenziamenti del personale, chiusura dell’ asilo nido, taglio ai servizi». Insomma, l’ uscita dal tunnel della crisi è ancora lontana. E come dice la pensionata di Montegrappa: «Lustru un sinni viri».© RIPRODUZIONE RISERVA
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