25 Novembre 2002

Anziana donna muore dopo un intervento, esposto del Codacons

Una anziana donna con un blocco intestinale. Un primo intervento, una complessa fase post operatoria, il trasferimento in un altro nosocomio, un altro intervento chirurgico per un nuovo blocco intestinale e infine la morte della donna. Che sarebbe stata causata proprio dalla poca cura con la quale è stato effettuato il primo dei due interventi chirurgici.
E` questo l`iter della vicenda denunciata ieri dal Codacons e ripresa in un esposto presentato dai familiari alla Procura della Repubblica con i quale si chiede il sequestro delle cartelle cliniche e la nomina di un consulente medico-legale.
«La vicenda – spiega l` avvocato del Codacons Isabella Altana – prende l`avvio il 15 novembre scorso quando la signora Angela Grasso, 70 anni viene ricoverata all`ospedale Vittorio Emanuele per forti dolori addominali e sottoposta ad un`operazione d`urgenza per un blocco intestinale. Secondo i medici è andato tutto bene e la paziente è trasferita in terapia intensiva. Ma sei ore dopo è entrata in coma».
«La situazione dunque – recita la nota del Codacons – si aggrava e la donna viene trasferita nell`ospedale Cannizzaro per essere sottoposta a dialisi in quanto la struttura dove è stata operata in quel momento non dispone delle necessarie apparecchiature. Dopo qualche giorno i medici ritengono necessario un nuovo intervento chirurgico per un ulteriore blocco intestinale e in quell`occasione riscontrano che l`addome è pieno di feci in quanto, così affermano, nel corso del precedente intervento non si era proceduto alla pulizia prima di ricucire l`incisione. Il giorno successivo la donna non riesce a superare la crisi e muore».
Da qui, dopo i primi momenti di comprensibilissimo sconforto, la reazione dei figli della donna che ora chiedono giustizia con l`assistenza dell`avv. Isabella Altana dell`Ufficio Legale Codacons Sicilia allo scopo soprattutto di «evitare che si possano ripetere episodi del genere».
Una brutta storia sulla quale per il momento l`azienda ospedaliera Vittorio Emanuele non si pronuncia. «Non abbiamo avuto – spiega il direttore sanitario dell`azienda dott. Paolo Cantaro – alcun riscontro in tal senso attraverso l`Urp nè alcuna comunicazione dalla magistratura. E` chiaro, lo dico anche ai familiari, che si cercherà di fare chiarezza sull`accaduto anche attraverso una indagine interna. Vorrei ricordare che come azienda abbiamo dato vita al «progetto qualità-ascolto» proprio nel tentativo di verificare la tipologia degli esposti e di mettere in atto i necessari correttivi».

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