Antritrust italiano indaga su pratiche franchise McDonald’s
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Secondo quanto riporta in esclusiva Reuters, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) avrebbe messo nel mirino McDonald’s. L’antritrust italiano starebbe indagando sulle pratiche di franchising del gruppo Usa nel nostro Paese. L’85% dei fast-food di McDonald’s in Italia non sono di proprietà del gruppo Usa ma sono gestiti in franchise. Franchise che però presenterebbero un rapporto di dipendenza economica tra gli operatori dei ristoranti e la stessa McDonald’s. Se le accuse venissero confermate il colosso di Chicago rischierebbe una multa miliardaria: fino al 10% del fatturato globale (19,2 miliardi di dollari nel 2020).
Secondo quanto emerge da un documento dell’antitrust italiano, citato da Reuters, alcune delle clausole previste negli accordi di franchising potrebbero costituire un abuso di dipendenza economica e questo avrebbe spinto l’Agcm ad avviare un’indagine. Una serie di clausole pervasive e vincolanti su prezzi, promozioni, scorte, forniture e acquisti, gestione finanziaria potrebbero essere viste come elementi di condotta abusiva. Le normative antitrust vietano alle aziende di abusare della dipendenza economica di un’altra impresa attraverso condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose o discriminatorie, soprattutto quando quest’ultima non riesce a trovare una valida alternativa.
“Anche se non conosciamo ancora i dettagli dell’indagine avviata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, siamo aperti a collaborare con l’Autorità e siamo certi della correttezza del nostro lavoro e del ruolo che McDonald’s ha avuto e continua ad avere nello stimolare l’imprenditorialità e nel sostenere l’economia del Paese», ha dichiarato la maggiore catena globale del settore della ristorazione. Come nota Reuters, citando sempre il documento dell’Agcm, McDonald’s ha 60 giorni di tempo per rispondere una volta notificato il procedimento e l’indagine deve essere conclusa entro il 31 dicembre.
A spingere l’antitrust italiano a intervenire sarebbero state le denunce presentate in marzo da tre gestori di fast-food in relazione ad affitti, royalty, dimensioni dei loro investimenti e politiche di vendita. Già nel 2017 la questione era stata sollevata da associazioni che tutelano i diritti dei consumatori come Codacons, Movimento Difesa del Cittadino e Cittadinanzattiva.
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