29 Ottobre 2009

ANTITRUST: TAR CONFERMA MULTA 12 MLN A CARTELLO-PASTA/ANSA

 
 
SANZIONATI MOLTI MARCHI MADE IN ITALY E 2 ASSOCIAZIONI CATEGORIA

           
            (ANSA) – ROMA, 29 OTT – Multe per 12,5 milioni di euro, è
questa la sanzione inflitta dall’Antitrust a fine febbraio al
"cartello della pasta" e oggi confermata dal Tar del Lazio.
Tra le aziende e le 2 associazioni che avrebbero dato vita a
"un’intesa restrittiva della concorrenza finalizzata a
concertare gli aumenti del prezzo della vendita" ci sono alcune
delle società più note de settore alimentare del Made in
Italy. Per il presidente dell’Autorità, Antonio Catricalà,
"é una bellissima giornata perché al Tar abbiamo vinto contro
tutti i ricorsi presentati"
   Le società coinvolte (Barilla, De Cecco, Colussi, Garofalo,
Di Martini, Rummo, Fabianelli, Mennucci, De Matteis, Cellino,
Delverde, Divella, La Molisana, Tandoi, Nestlé, Zara, Riscossa,
Liguori, Chirico, Granoro e Berruto. Secondo il Garante i
produttori sanzionati rappresentano circa il 90% del mercato
della pasta e una delle due organizzazioni multate, l’Unipi
(Unione industriale pastai italiani), è la maggiore
l’associazione di categoria. Non tutti i partecipanti
all’accordo dovranno pagare la stessa cifra: alla Barilla tocca
il tributo più oneroso, il gruppo di Parma dovrebbe infatti
pagare il 40% dell’ammenda totale, mentre se la caverebbe solo
con 1.000 euro, la multa più bassa, Unionalimentare.
   Secondo l’Antitrust il cartello avrebbe operato dall’ottobre
del 2006 al marzo del 2008. E gli effetti distortivi
dell’accordo avrebbero pesato notevolmente sulle tasche delle
famiglie.
   Per la Coldiretti l’anno scorso gli italiani hanno consumato
oltre 1,5 milioni di tonnellate di pasta, per un valore
controvalore di 2,8 miliardi i di euro. Per l’organizzazione
degli imprenditori agricoli, infatti, il prezzo del piatto
preferito dagli italiani, in media 1,4 euro, supera del 400% la
quotazione del grano duro, 18 centesimi al chilo.
   Oltre all’Antitrust, hanno applaudito alla decisione del
tribunale amministrativo anche le associazione dei consumatori,
che da tempo lamentavano "speculazioni" nel settore. "Nel
2008 abbiamo più volte denunciato all’Autorità come i prezzi
al dettaglio della pasta crescessero senza alcuna ragione,
mentre il costo del grano diminuiva sensibilmente (fino al
-62%)", fa notare il Codacons. Mentre Federconsumatori,
sottolinea come il cartello abbia determinato "per una famiglia
tipo che consuma un chilo di pasta al giorno un onere aggiuntivo
pari a 146 annui". Al Contrario manifesta disappunto uno dei
soggetti colpiti dalla decisione, l’Unipi, secondo cui non si è
"mai configurato alcun accordo lesivo degli interessi dei
consumatori".
(ANSA).

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