21 Maggio 2021

Antitrust, sulle assicurazioni aperta indagine sui comparatori di prezzi

Calcola il tuo preventivo per la Rca? Il prezzo potrebbe non essere giusto. Ma falsato da un mercato che aveva creato un’intesa allo scopo di praticare tariffe più alte. Tutto è partito, come spesso accade, da una segnalazione in base alla quale — riporta l’Antitrust — «almeno a partire dal 2012, i principali operatori che forniscono servizi di comparazione di prezzo e le principali imprese assicurative avrebbero scambiato informazioni sensibili nel mercato italiano della vendita diretta di polizze per la responsabilità civile auto (Rca)». L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha fatto le sue valutazioni e ha deciso di avviare un’istruttoria. Il sospetto è che diciassette società – molte note perché spesso pubblicizzate – abbiano «coordinato le proprie strategie commerciali nella vendita diretta di polizze Rca, praticando ai consumatori finali sconti attenuati grazie alla conoscenza reciproca delle condizioni di vendita offerte sui portali di comparazione». Il tutto era «volto a consentire – scrive l’Antitrust – alle imprese assicurative di praticare ai consumatori finali premi più elevati per le polizze Rca, tramite l’attuazione di politiche di sconti attenutati dalla conoscenza delle strategie commerciali e dalla politica di prezzo praticata dai concorrenti».

Le 17 società assicurative finite nella lente dell’Antitrust

Le società finite nella lente dell’Autorità sono 6Sicuro, CercAssicurazioni.it («Segugio»), Daina Finance, Rappresentanza Generale per l’Italia («ComparaMeglio»), Facile.it Broker di Assicurazioni, Allianz Direct, Admiral Intermediary Services, B2C Innovation, Bene Assicurazioni, Compagnia Assicuratrice Linear, Compagnia Italiana di Previdenza, Assicurazioni e Riassicurazioni, FIT, Genertel, HDI Assicurazioni, Prima Assicurazioni, Quixa Assicurazioni, Verti Assicurazioni e Zurich Insurance – Rappresentanza Generale per l’Italia.

Polizze Rca, l’intesa sotto la lente

L’istruttoria, informa una nota, è diretta ad accertare se le società che offrono servizi di comparazione di prezzo e le imprese assicurative coinvolte nel procedimento abbiano realizzato un’intesa restrittiva della concorrenza tramite uno scambio di informazioni sensibili sulle condizioni economiche di vendita diretta delle polizze per la responsabilità civile auto. Secondo l’Autorità, le società avrebbero scambiato – costantemente e con regolarità – informazioni sensibili sulle condizioni economiche di vendita delle polizze Rca attraverso la condivisione di report elaborati e distribuiti dalle società di comparazione di prezzo. L’intesa, inoltre, sarebbe stata realizzata almeno dal 2012 e si sarebbe verificata anche durante il periodo del primo lockdown imposto dal governo per contrastare il diffondersi del Covid-19.

Consumerismo: piattaforme poco trasparenti

Bene per Consumerismo No profit l’indagine avviata dall’Antitrust sui comparatori di assicurazioni. «Troppo spesso – spiega il presidente Luigi Gabriele – questi siti realizzano una attività di marketing e brokeraggio mascherata da semplice comparazione, in grado di modificare sensibilmente le scelte economiche degli utenti. Questo perché manca un controllo sulla trasparenza di tali piattaforme. L’istruttoria aperta dall’Antitrust è di massima importanza perché, in caso di violazione delle norme sulla concorrenza, potrà portare a pesanti sanzioni nei confronti delle società responsabili di aver leso i diritti e gli interessi economici degli utenti che utilizzano in buona fede i siti di comparazione».
consumi

Il Codacons: promuoveremo una class action

Secondo il Codacons, l’indagine aperta dall’Antitrust s potrebbe portare ora a una class action da parte dell’associazione in favore di tutti i consumatori che si sono avvalsi dei servizi offerti dalle società coinvolte. «Ancora una volta – spiega il presidente Carlo Rienzi – ci troviamo di fronte a una possibile intesa restrittiva della concorrenza in tema di assicurazioni, che potrebbe aver avuto effetti negativi sulle tariffe praticate costringendo i consumatori a un aggravio di spesa. Un settore quello dei siti di comparazione sul web che è una giungla in grado di smuovere e indirizzare miliardi di euro all’anno, modificando sensibilmente le scelte economiche degli utenti». Se saranno accertati comportamenti lesivi delle regole della concorrenza, scatterà una class action del Codacons contro le società coinvolte.

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