26 Maggio 2016

Antitrust sui vaccini: cartelli e costi dubbi

Antitrust sui vaccini: cartelli e costi dubbi

MILANO Diviso tra pochi soggetti si chiama oligopolio. Ma in sostanza di monopolio si tratta, almeno stando all’ indagine conoscitiva sui vaccini svolta dall’ Antitrust. Il richiamo a una maggiore concorrenza e soprattutto alla trasparenza sui costi e sui meccanismi delle gare viene con la presentazione del libro bianco I mercati dei vaccini a uso umano da cui l’ Autorità garante per la concorrenza e il mercato prende le mosse per puntare l’ indice contro l’«oligopolio di quattro imprese multinazionali» (Glaxo-SmithKline, Sanofi Pasteur, Merck-SharpDohme e Pfizer) che detengono l’ 80% di un giro di affari che in Italia costa al Sistema sanitario nazionale 300 milioni l’ anno, mentre a livello mondiale ammonta a oltre 20 miliardi. L’ Antitrust non ha accertato la presenza di «comportamenti collusivi espliciti» tra case farmaceutiche, ha detto Andrea Pezzoli, direttore generale dell’ Authority, ma ha rilevato «varie criticità sul piano della concorrenza, alcune riconducibili alla più generale struttura dell’ industria vaccinale e ancor più del settore farmaceutico nel suo complesso, altre proprie della situazione italiana». Uno scenario che l’ associazione dei consumatori Codacons sintetizza meno formalmente «come vera e propria giungla», motivo per il presidente Carlo Rienzi ritiene «importantissimo che l’ Antitrust abbia bacchettato le istituzioni su tale fronte, perché ora il Parlamento e le autorità competenti dovranno adeguarsi ai richiami dell’ Autorità ». Anche l’ Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) condivide «le posizioni dell’ Antitrust sul settore dei vaccini», come afferma il direttore generale Luca Pani secondo cui servono «maggiore concorrenza», «trasparenza dei prezzi» e «più siti produttivi per vaccini in Italia» dove si deve poi «superare la distinzione, obsoleta e fuorviante, tra vaccinazioni obbligatorie e raccomandate». In particolare, quando l’ Antitrust parla di «politiche di prezzo opache» in Italia, sottolinea che «quasi tutti i vaccini rientrano tra i farmaci di fascia C con prezzo al pubblico liberamente determinato dalle imprese. La normativa vigente vincola poi le offerte di prezzo a sconti obbligati al Servizio sanitario nazionale, ma il sistema – afferma l’ Autorità – è poco trasparente e scarsamente efficiente, e i prezzi si allineano comunque a quelli di altri paesi». Da qui la richiesta che per i vaccini compresi nei Livelli essenziali di assistenza e nel Piano vaccinale si preveda un prezzo di riferimento valido in tutto il Paese. RIPRODUZIONE RISERVATA

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