29 Marzo 2003

Antitrust, stangata al cartello delle sigarette

Antitrust, stangata al cartello delle sigarette

Multa di 50 milioni di euro alla Philip Morris, 20 all`Ente tabacchi. La multinazionale: faremo ricorso


ROMA. Sigarette troppo care, con conseguente danno ai consumatori e ai concorrenti. Questa l`accusa che l`Antitrust ha tradotto in salata condanna nei confronti di uno dei colossi mondiali del tabacco, la Philip Morris, e all`Ente tabacchi italiani (Eti). Le due società adesso rischiano il pagamento di una multa che complessivamente ammonta a 70 milioni di euro (50 a carico della multinazionale, 20 sulle spalle dell`Eti), per aver appunto messo su un`«intesa restrittiva della concorrenza» e in pratica facendo lievitare il prezzo delle sigarette.
La Philip Morris – nelle settimane scorse incappata in un`altra multa comminata dal governo Usa – ha già annunciato che presenterà ricorso e rilancia: «Abbiamo effettuato aumenti di prezzo perché richiesti dallo Stato italiano come parte delle politiche fiscali e di bilancio». Mentre l`Eti dice che nessuna comunicazione sulla vicenda gli è arrivata, quindi si riserva l`inizio di eventuali azioni legali e comunque dice che la condanna si riferisce ad attività «in gran parte svolte in anni precedenti alla costituzione dell`ente stesso».
La faccenda non è sfuggita ai consumatori, che annunciano battaglia. Le associazioni Codacons, Adusbef e Federconsumatori dicono di aver in mano parecchie carte «per portare avanti cause di rimborso e far ottenere la restituzione del 20% delle cifre pagate per le sigarette». Ma pongono un paletto: a patto che i fumatori riescano a dimostrare di aver smesso di fumare. Tra le proposte, quella di utilizzare i soldi che lo Stato incasserà dalla multa per finanziare campagne antifumo.
La multa l`erario però deve ancora incassarla. E la Philip Morris già prepara il proprio esercito di legali. «Questa decisione ignora la realtà, ovvero che il mercato delle sigarette in Italia è stato controllato dal governo italiano per molti anni», sostiene Mark Friedman, vice-presidente del colosso del tabacco. «Questo controllo avveniva principalmente attraverso l`Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato che era responsabile della regolamentazione, produzione, commercializzazione e distribuzione delle sigarette in Italia; nonché della raccolta delle entrate fiscali».
Giuseppe Tesauro, numero uno dell`Autorità della Concorrenza però risponde che la Philip Morris «forse non ha letto bene il provvedimento»: «Abbiamo guardato solamente ai Monopoli di Stato come impresa così come ha fatto la Commissione Ue nel `98, che li ha condannati per abuso di posizione dominante. L`ente Monopolio di Stato aveva due cappelli, a noi interessava quello di impresa e a quello ci siamo fermati. Il fatto che avesse anche una valenza pubblicistica non ci ha interessato».

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