25 Novembre 2009

Antitrust: “La riforma-avvocati va fermata”

Catricalà: "E´ peggio di quella del 1939, sul fronte liberalizzazioni è tutto fermo"
 

 
ROMA – Una riforma che protegge i «vecchi» e penalizza i «giovani», una rivoluzione destinata a modificare in peggio il mestiere d´avvocato. Non usa mezze misure Antonio Catricalà, presidente dell´Antitrust, nel condannare il progetto attualmente in discussione al Parlamento e le rigidità che prevede su accesso alla professione e tariffe. La normativa in corso è vecchia, ha settanta anni, ma quella che s´intende introdurre, assicura, è una caduta dalla padella alla brace. «Il processo delle liberalizzazioni si è interrotto – ha commentato Catricalà – sui servizi pubblici locali si sono fatti passi avanti, ma sulle professioni sta succedendo l´ira di dio». Le novità previste dal nuovo testo non vanno, ha detto senza giri di parole. «E´ una legge peggiore di quella del ?39 sulle libere professioni, me la fa rimpiangere; questo testo va fermato non perché scontenterà Abi e Confindustria, ma perché scontenterà cittadini e giovani. E´ una guerra degli anziani contro i giovani, e noi dobbiamo stare con i giovani che sono il nostro futuro». «Se il problema fosse solo questa legge, ma ci si muovesse sul tema delle liberalizzazioni, non sarei qui a lamentarmi – ha detto – ma c´è un immobilismo generale», Di fatto sul testo in discussione le polemiche si moltiplicano. Fra le novità più contestate ci sono quelle che ripristinano l´inderogabilità dei minimi tariffari, prevedono l´esclusività della consulenza legale e non ammettono le società di capitale. Rigide anche le norme di accesso alla professione: numero chiuso nelle Università e accesso programmato alla scuola di formazione forense. La stessa Associazione nazionale forense ha bocciato la riforma perché «chiede rigore ai giovani, ma permette ai vecchi avvocati di autocertificare la specializzazione: si usano due pesi e due misure». L´Unione dei giovani avvocati ha organizzato una manifestazione di protesta per sabato prossimo (piazza Navona, Roma, ore 15,30) e parla di «controriforma favorevole alle gerarchie ordinistiche».  Per il Codacons, siamo davanti all´»ennesimo caso di lobbismo, trionfo della casta rappresentata in Parlamento, che vuol ripristinare i privilegi aboliti dalla riforma Bersani». Le nuove regole non piacciono nemmeno a Confindustria perché «potrebbero impedire alle associazioni d´impresa di assistere sul piano legale ai propri associati» e di fatto «rischiano di portare indietro il paese».

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