2 Luglio 2019

Antitrust e supermercati alla guerra del pane: sanzioni per l’invenduto

 

MILANO – L’Autorità per la concorrenza si schiera con i fornai e contro i grandi gruppi della grande distribuzione nella battaglia del pane. Secondo l’Antitrust, che aveva acceso un faro su questa vicenda nello scorso settembre, è un comportamento scorretto quello dei supermercati che costringono i fornitori al cosiddetto obbligo di reso, ossia l’obbligo per il panificatore di ritirare, a fine giornata, l’intera quantità di prodotto rimasta invenduta sugli scaffali, scalandone il prezzo dall’acquisto successivo.
A rendere noto l’esito delle istruttorie aperte nello scorso autunno è stato direttamente il neo presidente dell’Autorità, Roberto Rustichelli, nella relazione annuale.
“L’Autorità ha concluso sei procedimenti istruttori nei quali ha accertato la natura illecita di talune condotte commerciali poste in essere dai principali operatori della gdo nei confronti dei fornitori di pane fresco” ha detto. “Per le infrazioni accertate sono state comminate sanzioni per 680mila euro”. Sanzioni che rientrano nel filone della tutela del consumatore. Il provvedimento, in particolare, è stato preso in applicazione di una norma del 2012 che prevede, per le relazioni commerciali tra operatori della filiera agro-alimentare, una disciplina speciale volta a tutelare i contraenti più deboli” ha aggiunto Rustichelli come appunto i fornai.
Coop Italia, Conad, Esselunga, Eurospin, Auchan e Carrefour sono i supermercati destinatari del provvedimento. E se il Codacons ha esultato, da parte della gdo è arrivata una selva di critiche. Il provvedimento coglie di sorpresa Carrefour Italia, che ricorda l’impegno a limitare lo spreco alimentare e “respinge con forza ogni addebito e si riserva di ricorrere davanti al giudice amministrativo per il riconoscimento delle proprie ragioni”. Esselunga già annuncia ricorso ricordando che “il pane da noi venduto è per il 95% sfornato direttamente nei panifici dei nostri negozi, cioè non è fornito da panificatori terzi” e che la stessa catena di supermercati “rappresenta per i propri fornitori di pane fresco, presenti solo in alcuni negozi, uno sbocco assai limitato posto che gli stessi realizzano in media con il nostro Gruppo solo il 3% del loro fatturato”.
Coop “prende atto del provvedimento, riafferma la correttezza del proprio operato sul tema convinti di aver agito nell’interesse dei soci e dei consumatori mantenendo al tempo stesso un rapporto corretto con i fornitori”.

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