Antitrust a caccia di braccialetti
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fonte:
- La Stampa
Il Garante: le ditte che vendono i Power Balance hanno 15 giorni per dimostrare che funzionano euro al pezzo
Per avere più equilibrio, più forza e più resistenza fisica, basterà davvero infilarsi al polso un braccialetto di plastica multicolore? Sono in tanti a crederci, in questa estate del 2010. Ci credono quelli che comprano e sfoggiano un bel «Power Balance» di silicone e neoprene con tanto di ologramma e campi magnetici generatori di benessere. Un’ allegra moda vacanziera. Ma fra quelli che, invece, non ci credono c’ è l’ Antitrust, cioè l’ autorità di tutela del mercato, che ieri ha avviato un’ istruttoria per una «possibile pratica commerciale scorretta» (questa la formula di legge) nei confronti delle due aziende che distribuiscono in Italia il braccialettino e le collanine con ciondolo che completano la gamma. Attenzione: l’ apertura di un’ istruttoria non equivale a una sentenza, alla fine potrebbe risultare che il braccialetto funziona. Aspettiamo e vediamo. In base al procedimento, le due società (Power Balance Italy e Sport Town) dovranno fornire entro 15 giorni «un’ idonea documentazione medico-scientifica sulle proprietà e gli effetti sul corpo umano attribuiti ai prodotti, compresa l’ istantanea efficienza dei sistemi elettronici chimici e biologici dell’ individuo». Entro lo stesso termine dovrà essere provata «l’ assenza di eventuali controindicazioni per la salute e la sicurezza dei consumatori che possano derivare dall’ uso dei prodotti». In parole povere bisognerà 1) dimostrare che il prodotto fa bene come promette, e 2) che non fa danni collaterali (sarebbe il colmo). Come mai l’ Antitrust, che di solito si occupa di violazioni della concorrenza, stavolta insegue i braccialettini di plastica? Ne ha piena facoltà sulla base del Codice del Consumo, che fra le altre cose definisce scorretti i comportamenti delle aziende «in grado di indurre in errore il consumatore medio sulle caratteristiche principali dei prodotti venduti, quali, ad esempio, i risultati che si possono attendere dal loro uso o i risultati e le caratteristiche fondamentali di prove e controlli effettuati sui prodotti». E questo è anche l’ approccio delle associazioni dei consumatori, che plaudono l’ azione del garante Antonio Catricalà, pur senza voler fare i guastafeste e senza gettare chissà quale anatema sui Power-braccialetti: «Se volete acquistare questo tipo di oggetti, fatelo per puro piacere estetico – dice Federconsumatori – ma non lasciatevi persuadere dalle promesse di poteri taumaturgici e prodigiosi». E già il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, fa sapere che «qualora l’ indagine dell’ Antitrust dovesse rivelare comportamenti scorretti a danno dei consumatori, chiunque abbia acquistato i bracciali in questione potrà avviare, attraverso il Codacons, le procedure per ottenere il rimborso di quanto pagato». Sempre dal Codacons Stefano Zerbi fa un piccolo campionario di gadget sui quali l’ associazione ha avviato negli anni cause legali ed esposti all’ Antitrust: «Il caso più recente e più grosso – dice – è quello dei kit per la diagnosi in pochi minuti dell’ influenza suina: mezzo milione di pezzi venduti, ma non funzionava. Un altro apparecchietto che prometteva miracoli era il "tubo Tucker" che avrebbe dovuto abbattere i consumi di energia per il riscaldamento: una bufala da milioni di euro, c’ è stato un processo a Rimini. Poi si potrebbero citare le creme dimagranti, quelle anti-cellulite e pastiglie varie» ma così si aprirebbe un vaso di Pandora e forse si andrebbe pure fuori tema. Zerbi aggiunge una cosa pertinente: «Qualche anno fa ci fu il caso di un altro braccialettino che per un’ estate ebbe come testimonial calciatori, motociclisti e personaggi di spettacolo. Non prometteva miracoli per la salute ma incassi devoluti in beneficenza. Invece era una truffa». Per vedere le donne nude La bufala più assurda in quanto immediatamente smascherabile come tale: un paio di occhiali avrebbe dovuto garantire una supervista da Superman, cioè la facoltà di trapassare con la vista le cose, e in particolare gli abiti femminili. Il kit per diagnosi in 10 minuti La recente influenza «suina» ha seminato paura nel mondo e anche parecchi morti, benché poi pare essere finita nel nulla. Sono stati proposti al pubblico dei kit per una diagnosi rapida fai-da-te che però non si sono rivelati validi. Il risparmiatore di energia Del «tubo Tucker» si è occupata anche in tv Striscia la notizia. In teoria dovrebbe servire a risparmiare energia nel riscaldamento degli edifici, abbattendo contestualmente l’ inquinamento atmosferico. In pratica non funziona per niente.
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