23 Marzo 2010

Antirughe con inganno

Maximulta di 270 mila euro a L’Oreal per la pubblicità di alcune creme "miracolose"

Le promesse suonano miracolose, ma la magia vibra soltanto nel messaggio pubblicitario, ancor più iperbolico – e ingannevole – del solito: rughe che si appianano in un respiro, "zampe di gallina" che svaniscono in un’ora o in quattro giorni, cellulite che si scioglie in una notte e, gioia immensa, addio a quell’antipatico effetto "buccia d’arancia" che affligge la maggior parte delle donne. "Prodigi" della scienza che potranno anche incantare le consumatrici, mai come ora chiamate ad essere sempre giovani, perfette, toniche, seducenti, ma che non ammaliano l’Antitrust, che ha inflitto all’Oreal Italia una mega multa di 270 mila euro «per pratica commerciale scorretta». La multinazionale di cosmetici, così, è stata condannata per tre distinte campagne pubblicitarie legate a tre diversi prodotti destinati a combattere rughe e cellulite, diffuse nei primi mesi del 2009: Lifeactiv Retinol Ha, Cellu-metric di Vichy e Ultralift di Garnier.
      Sul primo, il Lifeactive Retinol Ha, piomba una multa di 100 mila euro: il prodotto promette «risultati visibili in 4 giorni», con tanto di scomparsa totale delle rughe, che si possono pure «prevenire in toto». Altri centomila euro di sanzione per Ultralift di Garnier, il cui spot tv prospetta un effetto distensivo della pelle in poco più di un’ora, con riduzione delle rughe marcate in 15 giorni. Infine, 70 mila euro di multa a "Cellu-metric Vichy", altra crema che ‘promette’ calo del 20% degli inestetismi della cellulite e riduzione di un centimetro del ‘giro-coscia’. Secondo l’Antitrust, la documentazione offerta dalla multinazionale dei cosmetici non offre adeguato sostegno «ai vanti di efficacia espressi nei messaggi». Anzi, cellulite ed "effetto a buccia d’arancia" non sono così facilmente eliminabili, e lo ribadisce pure l’Istituto superiore di Sanità: «questo inestetismo non può essere risolto attraverso l’impiego di prodotti cosmetici».
      Soddisfatto il Codacons, che invoca risarcimenti in favore di chi ha acquistato i prodotti incriminati. «Al di là del caso specifico, i messaggi pubblicitari che caratterizzano il settore della bellezza sono sempre più estremi e promettono effetti impossibili per questo il principio ribadito dall’Antitrust è importante», afferma il Presidente Codacons, Carlo Rienzi.
      Ma la decisione dell’Autorità apre anche un altro fronte, quello dei risarcimenti. «Le donne che, credendo ai messaggi pubblicitari, hanno speso soldi per l’acquisto delle creme oggetto di multa, possono chiedere di essere risarcite, in relazione agli effetti promessi e non ottenuti. Addirittura – spiega Rienzi – sarebbe possibile avviare una class action da parte di sole donne contro i produttori di creme, unguenti e cosmetici vari, quando le promesse contenute nei messaggi pubblicitari e nelle etichette dei prodotti non vengono mantenute. Class action finalizzata ad ottenere non solo il rimborso di quanto pagato, ma anche il risarcimento per il «danno da illusione».
 

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