1 Ottobre 2019

Antimafia in digitale

l’ idea di un nuovo modello di gestione e di controllo. la chiave è il rating reputazionale proposto da un’ associazione che ha elaborato un algoritmo ad hoc. case study in valutazione all’ agenzia nazionale per i beni confiscati
L’ intelligenza artificiale e la valutazione di aziende e organizzazioni per una corretta valutazione all’ interno della aule giudiziarie. Di questo si è parlato per due giorni nel corso della seminario internazionale Aimed 2019 che si è chiuso all’ Università mediterranea di Reggio Calabria. Obiettivo è «mettere gli individui, le aziende e le organizzazioni in condizione di costruire la propria affidabilità grazie alla reputazione digitalizzata e dotata di rating», ha spiegato Michele Petrone, chief information officer Crop news onlus, fondata da Mevaluate Holding (società di base in Irlanda). La società definisce un approccio completamente nuovo alla reputazione avendo creato un algoritmo proprietario che la classifica attraverso un rating di valutazione sotto forma di A-A-A-100-100 (punteggio più alto). Ogni lettera/numero di questo «rating reputazionale digitalizzato» è relativa a un’ area specifica: penale, fiscale, civile, studi e formazione (solo per gli individui), lavoro e impegno civile. Il rating deriva esclusivamente da fatti ponderati comprovati da documenti, quindi chiunque voglia ottenere un «rating reputazionale digitalizzato» dovrà condividere tutto all’ interno di una comunità di utenti. Qui interviene l’ intelligenza artificiale: verifica la veridicità e l’ affidabilità dei documenti caricati dall’ utente; definisce una valutazione approfondita dei fatti illustrati nel testo di ciascun documento; anticipa i cambiamenti nel comportamento di individui e organizzazioni e affina i «pesi» attribuiti dall’ algoritmo ai fatti documentati. Anbsc (Agenzia nazionale per l’ amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata), vigilata dal Ministero dell’ Interno e diretta dal prefetto Bruno Frattasi ha avviato un case study sull’ applicazione di questo modello di antimafia digitale insieme ai partner Apart (Associazione professionale auditor reputazione tracciabile), vigilata dal ministero dello Sviluppo Economico ai sensi della legge 4/2013; Crop news onlus (Cronache reputazionali oggettive personalizzate), fondata da Mevaluate Holding, editore del periodico online Crop news; Federazione consumatori e utenti (Codacons, Codici, Konsumer Italia); Inag (Istituto nazionale amministratori giudiziari). Per Vincenzo Mancuso, co-founder Mevaluate Holding «un esempio può essere utile: all’ inizio degli anni 60 nei paesi occidentali, quando si valutava che un dirigente fosse assunto da un’ organizzazione (azienda o ente), lo stato civile era tanto rilevante quanto la carriera militare. E un divorzio o una separazione dalla moglie avrebbero potuto portare a una valutazione errata. Oggi i divorzi e le separazioni sono invece così frequenti che nella maggior parte dei casi non sono più elementi rilevanti di giudizio, ai fini della valutazione di un dirigente per l’ assunzione». Giovanni Mottura, presidente Inag, ha dichiarato: «La crisi economica è una perniciosa influenza che abbatte le “difese immunitarie” delle imprese, genera una maggiore vulnerabilità delle stesse, amplificando il bisogno di liquidità e, fatalmente, la probabilità di ricorso a denaro di provenienza illecita, e di conseguenza la maggiore possibilità di infiltrazione mafiosa: la criminalità organizzata può dunque riuscire a insediarsi più facilmente all’ interno delle aziende. L’ Antimafia digitale, cioè l’ interazione tra la AI e il “rating reputazionale digitalizzato” elaborato da Mevaluate Holding e pubblicato da Crop news costituisce quindi un nuovo ed efficiente “modello organizzativo di gestione e controllo”, capace di individuare tempestivamente i rischi a cui l’ azienda è esposta e intervenire in maniera incisiva nel corso di tutta la sua vita, al fine di evitare qualsiasi «contagio». E tutto ciò per rafforzare il sistema della prevenzione antimafia, salvaguardando la libertà d’ impresa e il mantenimento dei livelli occupazionali, arginando in maniera risolutiva l’ insediamento del fenomeno criminale nel tessuto economico, e senza prevedere un’ anticipata “estromissione” dei soggetti titolati alla gestione dell’ attività economica». (riproduzione riservata)
antonio giordano

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