14 Febbraio 2003

Antenne, vento di rivolta

Antenne, vento di rivolta

I Comuni: «Stop al piano di Monte Anfagione»



Sindaci e cittadini prenestini di nuovo sul piede di guerra contro le antenne su Monte Anfagione. Concluso, senza frutti, il tempo delle trattative, si passa ad azioni forti per far recedere la Regione da una decisione che viene definita scellerata.
La scelta del presidente, Francesco Storace, di accelerare il trasferimento a Capranica Prenestina dei ripetitori radiotelevisivi di Monte Mario, Monte Cavo e Sorti Lunghi scatena, infatti, vibranti proteste del Comitato Istituzionale dei Monti Prenestini che si è già incontrato per organizzare nuove proteste. «E` l`ultima riunione a cui vengo per parlare – esordisce duramente il sindaco di Poli, Maurizio Mita – se Storace agisce con violenza, noi dobbiamo reagire con azioni ancor più violente. Basta con le letterine a Babbo Natale che neanche vengono lette! E` ora di mobilitare tutta la popolazione del comprensorio ed andare alla Pisana, bloccare le strade, fare tutto ciò che è lecito per far sentire forte il nostro dissenso». Un appello, quello alla mobilitazione, che trova d`accordo i 14 sindaci, le associazioni culturali, le scuole ed ogni cittadino presente all`incontro dell`altra sera. Da più parti, inoltre, viene chiamato in causa anche il presidente della Provincia, Silvano Moffa: «Il consiglio provinciale – afferma il sindaco di Palestrina, Enrico Diacetti – ha votato all`unanimità un ordine del giorno a sostegno della nostra causa di giustizia. Non chiediamo di farci indietro ma soltanto che la distribuzione della potenza su tutto il Lazio risulti più equa. Oggi Moffa deve dimostrare che quell`ordine del giorno non era solo un vuoto atto di cortesia». Nei mesi scorsi il comitato ha raccolto un infinità di dati e documenti per consentire agli avvocati del Codacons di condurre, di pari passo a quella di piazza, una battaglia legale. La possibilità che su Monte Anfagione arrivi un mostro elettromagnetico da 65.000 Erp di potenza, pari al doppio del totale delle altre 17 postazioni previste nel Lazio, allarma e preoccupa anche sotto il profilo della salute pubblica.
«Entro marzo – annuncia Onofrio Di Cola – dobbiamo essere pronti ad una mobilitazione senza precedenti che faccia capire che anche chi non ha santi in paradiso ha dei diritti da difendere».

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