5 Ottobre 2002

Antenne, ricorso alla Consulta

Giudicato incostituzionale il provvedimento che toglie ogni potere ai sindaci sulle installazioni

Antenne, ricorso alla Consulta

Il Comune di Lanciano si oppone al decreto del ministro

LANCIANO. Ora è ufficiale: Lanciano sarà il primo comune italiano a presentare un ricorso alla Corte costituzionale contro il decreto del ministro delle comunicazioni Maurizio Gasparri, che detta le nuove norme per l`installazione degli impianti di telefonia mobile. Si tratta di un ricorso congiunto con la Regione, istruito dall`ufficio legale del Codacons.
«La nostra iniziativa», spiega Cristina Tabano, avvocato dell`associazione dei consumatori, «si basa su un conflitto di competenze. Il decreto Gasparri, infatti, toglie ai comuni ogni potestà di veto sulla realizzazione dei tralicci. E questo secondo noi è anticostituzionale. E desta anche diverse perplessità di ordine politico: perché un governo non può parlare di devolution e federalismo e poi contestualmente togliere agli enti locali ogni possibilità di azione». Il ricorso sarà presentato entro il 14 novembre, data massima di scadenza dei termini. Solidale con la decisione è anche l`Anci (l`associazione nazionale dei comuni italiani), che si è già schierata con forza contro il decreto del ministro e per la salvaguardia della potestà regolamentare delle amministrazioni comunali.
«E` assurdo», puntualizza il consigliere nazionale Enrico Di Giuseppantonio, «che le antenne vengano equiparate alle opere di urbanizzazione primaria e che siano state introdotte deroghe ingiustificate alla disciplina dell`occupazione di suolo pubblico». La prossima settimana anche un rappresentante del Comune di Lanciano parteciperà all`assemblea degli assessori delle principali città italiane, convocata proprio per discutere della questione. Il Codacons intanto chiama a raccolta anche gli altri comuni, per sostenere l`iniziativa.
«L`amministrazione comunale lancianese», continua la Tabano, «è stata molto coraggiosa, perché fa da apripista. Siamo sicuri che il ricorso è fondato, ma il successo è anche legato alla partecipazione di tutte le istituzioni». E dalla Regione arriva anche un altro suggerimento ai sindaci per contrastare il proliferare delle antenne selvagge. «E` vero che oggi basta una semplice comunicazione di inizio lavori per gli impianti fino a 5 watt», precisa Franco Costantini, dirigente dell`ufficio regionale per l`ambiente, «ma se i comuni adottano regolamenti che individuano aree specifiche per i tralicci, possono anche rifiutare l`autorizzazione ai gestori telefonici. Giustificando il diniego con ragioni urbanistiche. Spetterà poi alle compagnie dimostrare che il sito indicato dall`ente locale non è adatto alle antenne. E` un escamotage, certo, ma serve a guadagnare tempo».

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