>ANSA-FOCUS/ Da artigiani a commercianti, no ad aumento dell’Iva
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fonte:
- Ansa
Rischio collasso da 8,2 mld. Consumatori, stangata da 790 euro
ROMA
(ANSA) – ROMA, 11 MAR – Il fronte del no all’aumento dell’Iva scende in campo. Artigiani, commercianti e consumatori contestano l’ipotesi di un ritocco delle aliquote ventilata dal governo che – denunciano – si tradurrebbe in una maxi-stangata da quasi 800 euro all’anno per le famiglie italiane e soprattutto rischia di far crollare i consumi di oltre 8 miliardi e frenare il Pil. Una simulazione condotta da Ref Ricerche per conto di Confesercenti calcola che se il governo decidesse di innalzare le aliquote come da indicazioni europee, perderemmo a regime 8,2 miliardi di consumi: si tratta di circa 305 euro di spesa in meno a famiglia. Sul prodotto interno lordo, invece, l’impatto negativo ammonterebbe a -5 miliardi di euro. La simulazione si muove dall’ipotesi di un aumento di 3 punti all’aliquota agevolata al 10%, che passerebbe quindi al 13%, e di un punto sull’aliquota super-agevolata, che salirebbe dal 4 all’5%, il valore minimo che la Commissione Europea raccomanda ai Paesi dell’Unione. Sulla base delle relazioni storiche si stima un effetto negativo in termini di Pil del -0,3% a regime mentre l’effetto atteso sui prezzi è di un aumento dello 0,7%. Il rialzo delle aliquote, poi, farebbe salire ancora l’Italia nella classifica europea sulla pressione fiscale. Dal punto di vista dell’imposizione sui consumi l’Italia già si colloca tra le prime posizioni ed è preceduta solo dalla Svezia, paese noto per l’elevato peso del fisco. Sommando la tassazione dei consumi nelle forme vigenti oggi, si ottiene per l’Italia un valore dell’11,7% del Pil, in salita dal 10,3% registrato nel 2008. Che si confronta con l’11% della Francia, fino al ben più modesto 9,5% osservato in Spagna. In questo quadro, un rialzo dell’Iva si tradurrebbe in una maxi-stangata, solo per costi diretti, da 791 euro annui a famiglia. Il calcolo è del Codacons che avverte come nel nostro Paese l’Iva abbia già subito di recente due incrementi “con effetti disastrosi per le famiglie e i consumi”. Molto critica anche la Cgia di Mestre che in particolare contesta l’ipotesi di aumentare l’Iva per finanziare la riduzione del cuneo fiscale. Un’operazione di questo tipo “non sarebbe a somma zero” poichè il taglio del costo del lavoro porterebbe vantaggi economici a imprese e lavoratori dipendenti, mentre il rincaro dell’Iva lo pagherebbero tutti. In particolar modo i più deboli, come i disoccupati, gli inattivi e i pensionati che dal taglio delle tasse sul lavoro non beneficerebbero, almeno direttamente, di alcun vantaggio”.
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