>>>ANSA/ S&P lima Pil 2014 Italia a +0,4% contro +1% del governo
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- Ansa
(di Alfonso Abagnale) (ANSA) – ROMA, 12 DIC – Pessimismo di Standard & Poor’s sulla ripresa economica dell’Italia nel 2014. L’agenzia Usa lima infatti le proprie stime di crescita per l’anno prossimo a +0,4% da +0,5%, allargando ulteriormente il gap con le previsioni del governo che indicano un rassicurante +1%. L’anno prossimo la crescita dell’Italia, sottolinea S&P, sarà addirittura la metà di quella della Spagna, che segnerà un +0,8%. Il governo però ribadisce che il Paese è arrivato al punto di svolta. ”Abbiamo invertito la recessione che durava da troppo tempo. Ci sono segnali che dicono che l’Italia sta uscendo da otto trimestri di crescita negativa. I risultati sono però ancora lontani per riassorbire la disoccupazione”, ha detto il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, durante il suo intervento al convegno nazionale sulla green economy all’Università La Sapienza di Roma, aggiungendo che questa situazione è comunque ”la premessa per riassorbire la disoccupazione e rilanciare gli investimenti. E’ questo il messaggio che portiamo avanti in Europa”. Per l’intera Eurozona, S&P prevede una espansione della crescita dello 0,9% nel 2014, con la Germania a fare da traino con un Pil in rialzo dell’1,8%. Ma la ripresa nel Vecchio Continente, avverte l’agenzia, sarà ”difficile” e la frenata dell’inflazione alimenta lo ”spettro di una possibile caduta in deflazione per alcuni dei Paesi più deboli dell’Eurozona”. Da Strasburgo il presidente della Bce, Mario Draghi, rassicura che ”non c’e”’ deflazione in Eurolandia ma spiega che ”l’inflazione resterà bassa per un periodo prolungato di tempo” e la Bce è ”ben consapevole dei rischi al ribasso” e quindi sarà ”pronta ad agire”. E oggi l’Istat ha certificato che a novembre l’inflazione, su base annua, segna una frenata allo 0,7%, registrando il livello più basso di crescita dei prezzi al consumo dal 2009. Su base mensile emerge invece il terzo calo consecutivo dello 0,3%. Il rallentamento dell’inflazione è imputabile a tutte le tipologie di beni e servizi ed è particolarmente intensa per i beni energetici e gli alimentari freschi, spiega l’istituto di statistica. Ma per le associazioni dei consumatori il calo dell’inflazione rispecchia soprattutto una crisi dei consumi piuttosto che una discesa reale dei prezzi. Il Codacons spiega che ”l’inflazione in calo dimostra solo che i consumi sono in caduta libera e che le famiglie sono sul lastrico”. L’associazione evidenzia come tale inflazione, nonostante sia così bassa, equivalga a una stangata di 250 euro per una famiglia tipo di tre persone. Per Federconsumatori e Adusbef è ”sempre più sottostimato il dato sull’inflazione” dell’Istat, e sottolineano che ”l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori continua a registrare un livello dei prezzi nettamente discordante con il disastroso andamento dei consumi, diminuiti, solo nel corso dell’ultimo biennio, di ben l’8,1%”. Coldiretti aggiunge che ”l’inflazione cala perché il carrello della spesa si svuota con gli italiani che, a causa della crisi, cambiano stile di vita e risparmiano 2 miliardi di euro l’anno di spesa alimentare”. Secondo una indagine Coldiretti/IXE’, con la crisi si dice addio al negozio di fiducia e quasi la metà degli italiani (47%) si reca in diversi esercizi commerciali per acquistare il prodotto che cerca dove costa meno. La crisi dei consumi va ad impattare sulla crescita e così nel suo bollettino la Bce sottolinea come il deficit dell’Italia sia sopra le stime proprio per un ”peggioramento” del Pil. Il rapporto deficit/Pil è infatti atteso al 3% nel 2013 contro l’obiettivo del 2,9% e al 2,5% nel 2014 contro l’1,8% del programma di stabilità. (ANSA).
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