>>>ANSA/ Prezzi fermi,+0,5% febbraio avvicina baratro deflazione
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fonte:
- Ansa
(ANSA) – ROMA, 28 FEB – L’inflazione continua a perdere pezzi: a febbraio il tasso torna a scendere fermandosi allo 0,5%, il valore più basso da oltre quattro anni. Nel giro di soli cinque mesi la crescita si è quasi dimezzata. E davanti all’indice compare anche il segno meno se si fa il confronto mese su mese (-0,1%). Le stime dell’Istat se da una parte danno sollievo al potere d’acquisto, già duramente colpito dalla crisi, dall’altra riaccendono i timori sul rischio deflazione. Le associazioni dei commercianti mettono tutte in guardia dal fenomeno, che tecnicamente scatterebbe quando l’inflazione inizia a calare su base annua. La paura è che prenda vita una sorta di spirale tra la domanda che langue e i listini che scendono. Il risultato sarebbe un avvitamento dell’intera economia. In particolare Confcommercio sostiene che ”in assenza di politiche di riduzione dell’insostenibile carico fiscale” neppure prezzi decrescenti riescono a dare stimolo alla domanda, ”rendendo più concreto il rischio di una possibile deflazione”. Sulla stessa linea Confesercenti, che evidenzia ”il rischio concreto di deflazione” e Federdistribuzione che evoca ”spettri di deflazione”. Oggi l’Italia non è ancora in queste condizioni, i prezzi rispetto allo scorso anno sono sì in frenata ma non in diminuzione. Il problema è l’intensità del rallentamento, con il tasso sempre più vicino alla soglia dello zero. Quello di febbraio è poi solo l’ultimo arretramento, ormai l’indice non sale da otto mesi, con la perdita di due punti a confronto con gennaio. La tregua dei prezzi vale anche sul fronte ‘carrello della spesa’: il rincaro è stato dello 0,9%, attenuato a confronto con gennaio (+1,3%), anche se lo ‘spread’ con il tasso generale resta. A proposito di divari, guardando all’Europa, per l’Italia l’indice armonizzato con i paesi Ue è sempre allo 0,5%, mentre la media nell’eurozona continua a stare sullo 0,8%. A gelare le quotazioni di febbraio, però, sono quelle che l’Istat definisce ”le componenti più volatili”: gli alimentari freschi, come la verdura (in calo del 4,6% in un solo mese), e i carburanti, con la benzina che diminuisce dello 0,5% (-3,6% su base annua). Molto quindi dipende dai movimenti su questi due capitoli. E, stando alle dichiarazioni del Codacons, marzo potrebbe ribaltare la situazione, a causa del rialzo delle accise sui carburanti, soprattutto ”per gli effetti” sulle ”merci trasportate”. Non si dicono tranquille Federconsumatori e Adusbef, che stimano ”gravi ricadute per le famiglie”, pari a 319 euro annui. (ANSA).
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