ANSA/ Mose: domani udienza Gup, tra indagati Orsoni e Matteoli
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Procura chiede rinvii a giudizio, 12 gli indagati
VENEZIA
(ANSA) – VENEZIA, 21 OTT – Arriva domani davanti al Gup la ‘trance’ ancora aperta dell’inchiesta sul Mose con la Procura di Venezia pronta a chiedere il rinvio a giudizio per chi non ha ancora patteggiato. L’udienza si svolgerà davanti al Gup Andrea Odoardo Comez e tra le figure di spicco del tsunami che travolse Venezia e il Veneto il 4 giugno dello scorso anno compaiono l’ex sindaco Giorgio Orsoni e l’ex presidente del Consiglio regionale Lia Sartori – per l’accusa di finanziamento illecito dei partiti -, l’ex ministro Altero Matteoli, l’imprenditore Erasmo Cinque, l’ex Presidente del Magistrato alle acque Maria Giovanna Piva, l’ex magistrato della Corte dei Conti Vittorio Giuseppone, con l’accusa di corruzione. La serie di patteggiamenti – erano complessivamente 35 le persone raggiunte dai provvedimenti firmati dal Gip Alberto Scaramuzza – aveva fatto uscire di scena molti indagati ‘illustri’ – come l’ex governatore veneto Giancarlo Galan o l’ex assessore regionale Renato Chisso – e c’è attesa per cercare di capire cosa chiederanno domani i 12 indagati. Non è escluso che Orsoni e Lia Sartori possano chiedere di mutare il proprio percorso stralciando la propria vicenda processuale visto il tipo di reato contestato non legato a fatti corruttivi; mentre Matteoli potrebbe avanzare l’istanza di trasferire il processo altrove, indicando Roma quale possibile sede competente. Da parte sua, il pool che ha indagato – coordinato dal Procuratore aggiunto Carlo Nordio e composto dai Pm Stefano Buccini e Stefano Ancillotto – chiederà giustizia poi nei confronti anche di alcuni tra imprenditori e funzionari della Regione del Veneto sempre per corruzione. In udienza dovrebbero presentare richiesta di costituzione quale parte civile la Regione del Veneto, il Comune di Venezia, il Ministero delle finanze e dello sviluppo economico, il Codacons, la Fip Industriale di Padova, associazioni ambientaliste e lo stesso concessionario unico per la realizzazione delle opere per la salvaguardia della città lagunare, il Consorzio Venezia Nuova, che all’epoca del presunto malaffare era presieduto da Giovanni Mazzacurati. Secondo l’accusa, quest’ultimo attraverso fondi neri costituiti con false fatturazioni dei lavori per il Mose pagava favori milionari. Le carte dell’inchiesta sono in 71 faldoni. Si tratta di oltre 70mila pagine di documenti, verbali, interrogatori e intercettazioni nonché atti relativi ai ricorsi al Riesame ed ai vari patteggiamenti, per 30 anni di carcere complessivi, con il recupero per il Fondo della giustizia di poco meno di una decina di milioni di euro. (ANSA).
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