>>>ANSA/ L’economia resta molto debole, ma il lavoro cresce
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fonte:
- Ansa
Pil +0,1%, meno disoccupazione, inflazione dimezzata dal 2018
ROMA
(di Chiara Munafò) (ANSA) – ROMA, 29 NOV – L’economia italiana resta nella fase di “quasi ristagno” cominciata con il 2018 e ha una dinamica “molto debole”, ma migliorano i dati sul lavoro. Lo sancisce l’Istat, che conferma la stima di una crescita del Pil dello 0,1% nel terzo trimestre, la stessa che il prodotto interno registra a partire dalla fine dello scorso anno. L’istituto diffonde anche nuovi dati sulla disoccupazione e sull’inflazione, che risale allo 0,4% a novembre. Il tasso di disoccupazione cala, invece, al 9,7%, nel mese di ottobre, dal 9,9% del mese precedente, e il tasso per i giovani nell’età critica tra 15 e 24 anni scende al 27,8% dal 28,5%. Gli occupati complessivi sono 46 mila in più rispetto a settembre e 217 mila in più rispetto a dodici mesi prima. Restano però in cerca di impiego 2 milione e mezzo di persone, oltre un milione in più rispetto a prima della crisi, nel 2007, quando il tasso aveva raggiunto il minimo storico del 5,8%. E un dipendente su sei ha un contratto a termine, per un totale di più di 3 milioni di persone. “Avanti così!”, scrive la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, su Twitter commentando i dati sulla crescita dell’occupazione. L’alleato di governo, Matteo Renzi, osserva invece: “Che tristezza vedere i dati Istat dettagliati sul Pil del terzo trimestre 2019! Con le nostre finanziarie la crescita trimestrale italiana era arrivata fino a +1,9% tendenziale. Oggi siamo precipitati allo 0,3%”. Mentre, dall’opposizione, il deputato leghista, Claudio Durigon, ascrive al turnover innescato dai pensionamenti di Quota 100 “gran parte” dei dati positivi sul lavoro. Tornando ai dati Istat, la crescita del Pil acquisita per quest’anno si attesta allo 0,2%, superando quella indicata dal governo nella nota di aggiornamento al Def per il 2019 (0,1%). E segnali di recupero arrivano anche dai consumi delle famiglie, che registrano l’incremento congiunturale maggiore dall’inizio dello scorso anno (0,4% nel terzo trimestre). E’ proprio la domanda interna delle famiglie a trainare, per una volta, mentre calano gli investimenti delle imprese, a partire dal settore dei mezzi di trasporto (-1,9%). Pesano anche i conti con l’estero, con l’export in calo dello 0,1% e l’import in aumento dell’1,3% dai quali deriva un “ampio contributo negativo” alla crescita. Un quadro di debolezza caratterizza pure la dinamica dei prezzi, secondo l’Istat, nonostante la leggera ripresa dell’inflazione a novembre, con il tasso che guadagna due decimi di punto percentuale da ottobre nei dati provvisori (che potrebbero essere rivisti per effetto delle campagne promozionali del black friday). Il 2019 si avvia, così, a concludersi con un tasso inflazione dimezzato rispetto all’1,2% dell’anno precedente. In questo contesto di prezzi poco dinamici, mostrano una fiammata i beni del cosiddetto carrello della spesa che crescono dell’1,1%, più del doppio rispetto al mese precedente. Un dato che mette in allarme alcune associazioni dei consumatori. L’Unc stima una stangata, solo per le spese quotidiane di 81 euro l’anno per la famiglia tipo e Federconsumatori e il Codacons calcolano un aumento del costo della vita complessivo medio di circa 120 euro. Dal fronte del commercio, i piccoli di Confesercenti e le grandi catene di Federdistribuzione sono uniti nel giudicare “preoccupante” la situazione dei consumi. Mentre Confcommercio legge negli ultimi dati “spunti di vitalità”, pur in un quadro di “deludente stagnazione”.(ANSA).
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