28 Luglio 2012

>>>ANSA/ ILVA: OPERAI TORNANO AL LAVORO, MA CLIMA RESTA TESO

>>>ANSA/ ILVA: OPERAI TORNANO AL LAVORO, MA CLIMA RESTA TESO

(di Paolo Melchiorre) (ANSA) – TARANTO, 28 LUG – I cancelli dell’Ilva si sono riaperti questa mattina per accogliere i dipendenti del primo turno, e lo stesso è accaduto per i turni successivi. E’ tornata la normalità nella fabbrica d’acciaio più grande d’Europa dopo il sequestro preventivo di mercoledì scorso per disastro ambientale di sei impianti dell’area a caldo e gli arresti contestuali di otto tra dirigenti ed ex dirigenti dell’Ilva, ma è una normalità apparente. I blocchi stradali sulle principali vie d’accesso alla città (le statali 7 Appia per Bari e 106 ionica per Reggio Calabria), l’occupazione del ponte girevole e di quello di pietra nel borgo antico, i presidi in alcuni punti strategici del capoluogo sono già alle spalle. Il clima però resta teso, dentro e fuori lo stabilimento Siderurgico, e la prossima settimana si preannuncia subito di nuovo infuocata. La produzione di lamiere, nastri e tubi in acciaio è ripresa dunque senza grossi scossoni. In stabilimento non si sono ancora visti i tre custodi nominati dal gip del tribunale di Taranto Patrizia Todisco (gli ingegneri Barbara Valenzano, Emanuela Laterza e Claudio Lofrumento, tutti di Bari) per curare gli aspetti tecnico-operativi che dovrebbero portare all’eventuale spegnimento degli impianti. Operazione che, peraltro, richiede tempi lunghi, anche fino a due mesi, sia per motivi di sicurezza sia per tutelare l’integrità degli impianti stessi, come indicato dal gip nel decreto. Difficile, peraltro, che il compito dei tre custodi inizi prima che l’ennesima battaglia giudiziaria apertasi con il decreto di sequestro non contempli anche l’esito del ricorso presentato dall’Ilva contro il provvedimento. La discussione di questo ricorso, e di quello presentato dai difensori degli otto arrestati, è fissata per il 3 agosto dinanzi al Tribunale del Riesame di Taranto. Ma la prossima settimana si prospetta subito ‘calda’. Lunedì si terrà una seduta del consiglio comunale che ha all’ordine del giorno anche la discussione sulla vicenda Ilva. Per giovedì 2 agosto, vigilia dell’udienza del Riesame, è già annunciato dai sindacati di categoria uno sciopero di 24 ore con assemblea pubblica. Ancora reazioni a catena, intanto, dal mondo politico e non, su quanto sta accadendo dentro e fuori il Siderurgico. “Per noi é fondamentale che l’attività produttiva dell’Ilva continui, che non si arresti – ha detto il responsabile nazionale Economia e Lavoro del Pd, Stefano Fassina, dopo aver incontrato lavoratori e sindacati, ricordando i compiti dell’azienda e del governo nazionale. “I magistrati di Taranto hanno fatto il loro dovere, e non avevano alternative” ha sottolineato il presidente della Commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, Gaetano Pecorella, organismo che sulla situazione dell’Ilva aveva ascoltato nei mesi scorsi il procuratore di Taranto, Franco Sebastio. La decisione del gip viene invece definita “surreale” dal deputato Pdl Guido Crosetto, per il quale “non è concepibile che persone pagate per servire lo Stato con potere di vita o di morte non abbiano il senso della responsabilità delle loro decisioni”. Il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, ricorda che “il gruppo Riva è già stato condannato per inquinamento” con sentenze definitive nel 2005 e nel 2006, e giudica “scandaloso” che al’epoca la Regione Puglia non si costituì parte civile. “Crediamo che la difesa della salute dei cittadini e degli operai sia un principio indispensabile” affermano in una nota gli ambientalisti di ‘Taranto respira’, mentre il segretario nazionale di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, indica che “con i soldi pubblici stanziati per le bonifiche, quasi come una ideale contropartita, lo Stato ha diritto ad ottenere quote azionarie dell’Ilva”. E il Codacons, che il 3 agosto terrà un sit-in dinanzi al Tribunale, annuncia che chiederà ai giudici del Riesame di “riaprire per un periodo massimo di 3 mesi gli impianti, affidandoli alla responsabilità dell’Arpa e del Prefetto, a condizione che in tale periodo il ministero dell’Ambiente, l’azienda e gli enti interessati operino per sanare la situazione di danno ambientale, bonificando l’area con i fondi stanziati dal governo”. (ANSA).

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