13 Febbraio 2016

>>>ANSA/ Famiglie tirano cinghia, -6,3% consumi da inizio crisi

>>>ANSA/ Famiglie tirano cinghia, -6,3% consumi da inizio crisi
Cgil, 80% fa acquisti in offerta o saldo. Codacons, -80mld spesa

ROMA
(ANSA) – ROMA, 13 FEB – Abitudini di spesa riviste e acquisti oculati: sulle famiglie pesa ancora la crisi e per farvi fronte si continua a tirare la cinghia e a guardare sempre più ad offerte e saldi. Nel 2015 la spesa media familiare risulta inferiore del 6,3% rispetto al 2008, che equivale a 156 euro in meno al mese tirati fuori dal portafoglio (si è passati da 2.487 a 2.331 euro di spesa media mensile) e del 2,9% rispetto a dieci anni prima. A fotografare “I consumi delle famiglie italiane” è il rapporto realizzato dalla Filcams-Cgil, in collaborazione con la Fondazione di Vittorio della Cgil e l’istituto Tecnè. La ‘spending review’ familiare ha riguardato innanzitutto la voce che raggruppa il vestirsi, il prendersi cura di se’ e l’andare in vacanza, con un taglio del 18,5% sempre rispetto all’anno di inizio della crisi (scendendo nel 2015 a 264 euro al mese dai 324 euro del 2008). A diminuire è anche la spesa per la salute, l’istruzione e l’informazione, abbattuta del 10% (da 140 a 126 euro mensili). Quella per mangiare e abitare, sempre secondo il rapporto, perde il 2% (da 1.469 a 1.440 euro). Negli ultimi sette anni, i consumi delle famiglie hanno subito “una maxi-contrazione pari a 80 miliardi di euro”, afferma il Codacons, chiedendo “misure ad hoc” per rilanciarli, provvedimenti che “devono essere strutturali e non spot”. Il rapporto della Cgil delinea anche le nuove modalità di acquisto, all’impronta del risparmio. Con Internet che fa da bussola: il 30% delle famiglie verifica prima online i migliori prezzi dei prodotti alimentari che andrà a comprare, percentuale che sale al 63% quando si tratta di generi non-alimentari. A conferma di questa ormai prevalente strategia, il ‘giro d’affari’: l’80% delle famiglie nel 2015 ha pianificato e fatto acquisti quando i prodotti erano in offerta o in saldo, per un controvalore di circa 153 miliardi di euro. Il 18% ha acquistato su internet (per un valore annuo di circa 25 miliardi di euro). Ma c’è anche chi non ce la fa a soddisfare tutti i bisogni effettivi: il 29% delle famiglie dichiara, infatti, consumi inferiori alle sue necessità reali. E il rapporto finisce con l’identificare quattro profili di consumatori suddivisi per caratteristiche socio-economiche: il 41% sono i ‘mediani’, ossia i consumatori del ceto medio; il 28% sono i ‘vulnerabili’ e rappresentano le fasce più deboli; il 18% sono i ‘delusi’ della propria condizione attuale; il 13% sono i ‘benestanti’. “Riforme del mercato del lavoro, liberalizzazioni degli orari e delle aperture commerciali, assenza di un contratto nazionale di riferimento non hanno aiutato la ripresa dei consumi, ma hanno impattato negativamente sulle condizioni di lavoro”, commenta il segretario generale della Filcams-Cgil, Maria Grazia Gabrielli.(ANSA).

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox