11 luglio 2018

ANSA/ Cultura fanalino coda sponsorizzazioni aziende italiane

Ricerca Codacons-Comitas su 160 bilanci preferite salute e sport
ROMA
(di Patrizia Vacalebri) (ANSA) – ROMA, 11 LUG – Se in generale “calano gli importi degli investimenti delle aziende italiane nelle sponsorizzazioni” nei dettagli, le imprese nostrane preferiscono spendere in settori che riguardano le infrastrutture del territorio, la salute e il benessere dei propri dipendenti, oppure lo sport, in particolare il calcio. Ma per la cultura rimane poco, tanto che il settore diventa il fanalino di coda della lista della ricerca condotta da Markonet per il Centro Studi di Codacons-Comitas. I dati della ricerca confermano nei dettagli che, su un campione di 160 bilanci di sostenibilità presi in esame (le aziende coinvolte sono tra le altre Eni, Terna, Ferrero, Ferrarelle, Mediolanum, Gucci, Barilla) circa 810 milioni di euro sono stati spesi in sponsorizzazioni di sport federati, calcio in testa con 320 milioni di euro, e solo 310 milioni sono andati a beneficio di attività culturali, comunque sempre legati ad intrattenimento leggero e partecipativo. Nella ricerca, coordinata da Francesco Tamburella, presentata recentemente a Roma alla presenza di 80 imprese, sono stati intervistati 96 manager che si occupano di sostenibilità, ed elaborati gli esiti di un Wor-Web Opinion Reader al marzo 2018, strumento che monitorizza, aggrega e sintetizza le conversazioni aperte in rete postate su blog, newsletter, newsgroup, wiki, club, forum, mailing list. La ricerca si è proposta quindi di promuovere la cultura della sostenibilità presso le imprese e i consumatori, per coniugare in modo sostenibile e chiaro la produzione con il consumo. Il confronto tra le risultanze delle attività più ricorrenti delle imprese e quelle auspicate dai consumatori conferma una differenza. Ciò che sponsorizzano maggiormente le imprese non è tra le preferenze del pubblico. “Le aziende – spiega Tamburella – vogliono essere partecipi delle iniziative su cui investono, proprio per coglierne l’utilità, presupposto comunque di un profitto. Le sponsorizzazioni apprezzate dai consumatori non sono invece quelle maggiormente sostenute dalle imprese”. Nel 2016 gli investimenti in sponsor sono stati 1 miliardo e 250 milioni di euro per le infrastrutture (riferite al territorio in cui opera l’impresa) 1 miliardo e 200 milioni di euro per salute e benessere (investimenti legati all’operatività dell’impresa e alla sfera dei dipendenti), 810 milioni di euro per lo sport (di cui 320 milioni per il calcio), 330 milioni per la solidarietà e fanalino di coda 310 milioni per la cultura. Quindi su un Pil (anno 2016) di 1.573,89 miliardi di euro, la percentuale degli investimenti per le sponsorizzazioni sono stati di 3 miliardi e 900 milioni cioè lo 0,25% del Pil. Questa stima deriva da una proiezione del campione esaminato. Infatti non è possibile calcolare, se non statisticamente, la spesa esatta delle circa 100.000 imprese italiane che comunque investono per le sponsorizzazioni, essendo questi investimenti anche rendicontati a volte sotto le voci pubblicità e comunicazione. L’unico modo attendibile è quello dunque di analizzare un campione rappresentativo del totale e rapportarlo poi al totale stesso. Le spese di sponsorizzazione, come ogni altra spesa, sono sempre inserite nei bilanci contabili e riportate, secondo interpretazione nei bilanci di sostenibilità. La ricerca ha potuto quindi analizzare le spese di sponsorizzazione non dai bilanci di sostenibilità ma dai bilanci contabili. Infine, dato significativo è la crescita dell’edutaiment, cioè le iniziative che associano la cultura all’intrattenimento leggero, quindi più coinvolgente e partecipativo. Questo dato è cresciuto negli ultimi anni del 33%, passando dal 15% al 20% degli investimenti. “Ancora insufficiente – ricorda Tamburella – l’apporto dell’Art Bonus (agevolazioni fiscali) riconosciuto dal Mibac per i suoi limiti procedurali e applicativi”.
VL/

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