14 Aprile 2014

ANSA/ Concordia: Costa, rimozione entro giugno è azzardata

ANSA/ Concordia: Costa, rimozione entro giugno è azzardata

(dell’inviato Michele Giuntini) (ANSA) – GROSSETO, 14 APR – La rimozione entro giugno della Costa Concordia dall’Isola del Giglio è una previsione, pur fatta, ma che oggi “appare azzardata”. Costa Crociere ghiaccia così precedenti attese e rinvia la palla a data futura. “La tempistica è molto difficile – ha detto Franco Porcellacchia, responsabile del progetto -. Metteremo tutto l’impegno per portare via la nave e rispettare così il cronoprogramma. Ma dire entro giugno, oggi, è azzardato”. Serve tempo per assecondare tutte le questioni tecniche, fra cui il posizionamento dei cassoni per il rigalleggiamento, operazione che durerà una settimana e che “sarà irreversibile”, dice Porcellacchia. In merito, il capo della protezione civile Franco Gabrielli stasera al Giglio ha detto: “Di sicuro entro l’autunno la nave deve andarsene o avremmo fallito tutti”. E sul porto di destinazione: “Siamo al rush finale”. A Grosseto intanto stamani è ripreso il processo con la testimonianza di Roberto Ferrarini, il capo dell’unità di crisi della flotta di Costa spa, che parlò con Francesco Schettino la sera del naufragio. Nell’emergenza, Schettino, ha detto Ferrarini, “mi dava informazioni frammentarie”, ma era “rassicurante” e il suo tono “ragionevolmente sereno”. “Mi dava la percezione di avere la situazione sotto controllo. Anche per questo gli lasciai autonomia sul da farsi”, ha anche detto sulle telefonate col comandante. Ferrarini ha testimoniato per nove ore.”A Schettino – ha affermato – non lasciai la responsabilità” “ma gli lasciai autonomia”. Inoltre, “mi disse di essere in contatto con la capitaneria di porto, quindi per me l’autorità marittima era già informata”. E’ in questa divisione di funzioni che Ferrarini poté stoppare il tentativo di Schettino di convincerlo a raccontare alle capitanerie una versione falsa. “Schettino – ha rivelato Ferrarini mettendo a fuoco un aspetto finora meno evidente – mi propose di dire alle autorità che a causa di un blackout aveva fatto una collisione”. “Ma io – ha proseguito – dissentii fortemente. Era una cosa differente e falsa rispetto a quanto mi aveva raccontato prima, e cioè che aveva urtato uno scoglio e che la nave si era allagata”. E’ quanto succede in una delle telefonate tra i due circa 40 minuti dopo l’impatto. In aula è stato fatto risentire l’audio della ‘scatola nera’ e, come altre conversazioni tra Schettino, in plancia di comando, e Ferrarini, a Genova, è asimmetrica:si sente cosa dice Schettino, intercettato, ma non quello che gli dice Ferrarini. “Reagii abbastanza male”, ha ricordato. Nella telefonata Schettino parla di blackout e si sente che a un certo punto però – probabilmente per la reazione di Ferrarini – recede dal suo disegno. Per il difensore di Schettino, avvocato Domenico Pepe “non è stato tentato alcun accordo” e “dalla registrazione non si è compreso nulla”. Non è l’unico punto in cui Ferrarini si è differenziato dal comandante Schettino – alleggerendo ulteriormente la propria posizione – con cui è stato indagato, patteggiando poi 2 anni e 10 mesi. Ferrarini ha negato di aver mai pronunciato a Schettino la frase “Ci mangiano la nave”, riferita dallo stesso comandante allorchè chiese di far intervenire rimorchiatori per trainare la Concordia in un porto come se avesse avuto un guasto qualunque. Il pm Alessandro Leopizzi aveva chiesto se erano state fatte valutazioni sui costi dell’operazione ma Ferrarini, smentendo Schettino su un punto-cardine delle loro conversazioni, ha detto di non aver ritenuto “una priorità” intervenire coi rimorchiatori. In aula sono state fatte ascoltare di nuovo le telefonate di Schettino a Ferrarini. “Ci stava questo piccolo scoglietto qui e abbiamo dato una botta con la poppa. Sta arrivando acqua al quadro principale e siamo in blackout. Sono distrutto” e anche quando accusa il comandante in pensione Mario Palombo per avergli detto che poteva passare “sotto” costa. “O Madonna cosa ho combinato – diceva Schettino – Roberto l’ho detto solamente a te, è colpa mia, ho fatto un guaio”. Le parti civili hanno incalzato Ferrarini sul funzionamento dell’unità di crisi, e lui ha posto vari “non ricordo”. Hanno fatto ascoltare anche un’intercettazione in cui si lamenta di varie persone anche di un giornalista. Per nulla convinto il Codacons: “Ferrarini conferma che l’unità di crisi non ha fatto sostanzialmente nulla e non ha dato nessun supporto a Schettino”. Costa spa è responsabile civile nel processo e c’è stato anche oggi il tentativo dei legali dei passeggeri di evidenziarne insufficienze operative. (ANSA).

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