>>>ANSA/ Banche:via a esposti consumatori,chiedono inchieste pm
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fonte:
- Ansa
Ad Arezzo già tre le inchieste su vecchio management Etruria
(ANSA) – AREZZO, 14 DIC – Raffica di esposti alla magistratura sul caso degli ex obbligazionisti rimasti all’ asciutto in seguito alle vicissitudini di Banca delle Marche, Banca popolare dell’Etruria, Cassa di risparmio di Ferrara e Cassa di risparmio di Chieti. Per domani Federconsumatori e Codacons hanno già annunciato la presentazione di un esposto alla procura di Arezzo a tutela degli obbligazionisti. Federconsumatori, che ha annunciato iniziative analoghe anche a Roma e a Milano, chiede ai magistrati di vederci chiaro sulle attività “dei recenti Consigli d’amministrazione, management e Collegi sindacali di Banca Etruria”. La traccia implicitamente suggerita dalle associazioni dei consumatori è quella di verificare se vi siano stati profili di truffa e di appropriazione indebita da parte degli istituti nei confronti degli obbligazionisti. Codacons punta l’attenzione sull’ipotesi del reato di truffa. Un’altra organizzazione dei consumatori, Adusbef, aveva del resto già presentato un proprio esposto chiedendo proprio chiesto di verificare la sussistenza dei reati di truffa e appropriazione indebita e l’omessa vigilanza. Almeno per quest’ultimo reato la procura di Arezzo, secondo quanto appreso, dovrebbe ‘girare’ l’esposto a quella di Roma che, secondo quanto reso noto ieri da Adusbef Federconsumatori, i pm avrebbero già aperto un’inchiesta sull’operato di Bankitalia. Bankitalia e Consob sapevano dal 2013 dei rischi che stavano correndo i risparmiatori di Carife, “perché i due enti erano stati informati dal Codacons – riferisce lo stesso Codacons – attraverso un apposito esposto, in cui si chiedevano chiarimenti in merito all’attività di vigilanza e tutela del risparmio relativamente all’aumento di capitale per 150 milioni di euro avvenuto nel 2011”. Esposto “rimasto tuttavia lettera morta”. E però probabile che il procuratore aretino Roberto Rossi attenda di raccogliere altri esposti ed altri elementi prima di dare eventualmente il via ufficiale ad una inchiesta sulle altre ipotesi di reato. In questo caso si tratterebbe del quarto filone aperto dai magistrati aretini nei confronti dell’ex management di banca Etruria. L’ultimo del quale si è appreso non è, per ora, basato sulle recenti vicende dell’istituto e degli ex obbligazionisti della banca. Si tratta invece di un’indagine sul conflitto di interessi che ha avuto origine dalla relazione della Banca d’Italia circa il commissariamento di Banca Etruria nel febbraio 2015. Questa parte di inchiesta si affianca agli altri due filoni. Il primo sull’ostacolo alla vigilanza, che risale al marzo 2014 e trae origine dalla relazione degli ispettori della Banca d’Italia del 2013 e il terzo sulle false fatturazioni datato primavera 2014. L’inchiesta sul conflitto di interessi è ancora agli inizi e non ha alcun nome iscritto nel registro degli indagati. Secondo fonti vicine alla procura di Arezzo, l’inchiesta ipotizza il conflitto di interesse a carico di alcuni ex membri del cda dell’istituto bancario aretino che avrebbero ricevuto fondi per 185 milioni formalmente deliberati di cui ne sarebbero stati erogati realmente 140 a vantaggio di 18 ex amministratori, 15 consiglieri e 5 sindaci revisori. Sta invece arrivando alla conclusione il filone che ipotizza il reato di ostacolo alla vigilanza e, il procuratore Roberto Rossi, che coordina tutti e tre i filoni di indagine, dovrebbe chiuderla nei prossimi giorni chiedendo il rinvio a giudizio per Giuseppe Fornasari ex presidente, Luca Bronchi ex direttore generale e David Canestri, dirigente centrale. Chiuso invece il terzo filone sulle false fatturazioni che vede indagati ancora Giuseppe Fornasari, Luca Bronchi e l’ultimo presidente prima del commissariamento Lorenzo Rosi, attualmente però sono stati notificati solo gli avvisi di chiusura ma non ci sono richieste di rinvio a giudizio. (ANSA).
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