Annone, cinque anni dopo Tre condanne per il crollo
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fonte:
- Corriere della Sera
Occhi lucidi, nessun desiderio di commentare la sentenza appena pronunciata. È ancora troppo scossa per quanto è accaduto e per il lungo iter giudiziario che ha portato alla condanna di tre funzionari, responsabili, secondo la sentenza di primo grado, dell’assurda morte di suo marito. Augusta Brusadelli, vedova di Claudio Bertini, era in aula ieri mattina mentre il giudice monocratico del tribunale di Lecco Enrico Manzi pronunciava la sentenza relativa al crollo del ponte di Annone Brianza, la struttura realizzata a scavalco della superstrada 36, l’arteria che collega Milano alla Valtellina, sbriciolatosi sotto il peso di un tir di 107 tonnellate il 28 ottobre del 2016. A perdere la vita fu Claudio Bertini, 68 anni: stava tornando a casa quando la sua auto è rimasta schiacciata in un inferno di ferro e cemento. Furono sei le persone ferite, tra le quali una famiglia, padre, madre e una ragazzina di 11 anni.A cinque anni dalla tragedia sono arrivate le condanne. Tre anni e otto mesi per Angelo Valsecchi, all’epoca dirigente del settore viabilità della Provincia di Lecco, tre anni al suo braccio destro Andrea Sesana, tre anni e sei mesi a Giovanni Salvatore, responsabile Anas della statale. Assolta perché il fatto non costituisce reato Silvia Garbelli, dirigente della Provincia di Bergamo che rilasciò l’autorizzazione per il passaggio dell’articolato della «Nicoli trasporti spedizioni»di Albino. Il pubblico ministero Andrea Figoni aveva chiesto quattro anni per Sesana e Salvatore, tre anni e sei mesi per Valsecchi e due per Silvia Garbelli. Omicidio stradale, lesioni, disastro colposo e crollo di costruzione i capi di imputazione, con il giudice che ha riqualificato il reato iniziale di omicidio colposo, raddoppiando i termini di prescrizione. Manzi ha inoltre rinviato gli atti alla Procura per valutare l’eventuale responsabilità penale di altri soggetti, a partire dalla ditta di trasporti bergamasca. Rigettata infine la richiesta di risarcimento avanzata dal Codacons, unica parte civile rimasta nel processo, dopo la scelta dei feriti e della vedova Bertini di sfilarsi avendo definito gli indennizzi. Per Valsecchi, Sesana e Salvatore anche la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per la durata della pena inflittagli, con la misura che scatterà solo al termine dei tre gradi di giudizio. Si attendono le motivazioni della sentenza, che però sembra riflettere gli esiti della perizia del consulente della Procura. «Un ponte di secondo livello, percorribile solo da mezzi di portata non superiore alle 44 tonnellate», aveva detto in aula Marco Di Prisco.I funzionari della provincia sarebbero stati colpevoli i non aver posizionato i cartelli con il limite di peso, mentre Anas non si sarebbe fatta carico della manutenzione nonostante il cavalcavia fosse già stato segnalato come usurato nel 2006. Annunciato il ricorso in Appello. «Il mio assistito ribadisce la sua innocenza. Si è trovato in una situazione che lo ha travolto senza sapere perché», dice Edoardo Fumagalli, legale di Valsecchi. Così l’avvocato Stefano Pelizzari. «Siamo speranzosi che il prosieguo dell’iter giudiziario possa portare all’assoluzione di Sesana, il cui ruolo esce ridimensionato rispetto alla posizione prospettata dall’accusa».A sciogliersi in lacrime alla lettura della sentenza, in un abbraccio condiviso con i suoi legali Vittorio Meanti e Ilaria Dioli, la funzionaria assolta. Le reazioni Garbelli: certa di non aver fatto nulla di male L’avvocato della vedova: siamo sorpresi «Ero certa di non aver commesso nulla di male,ma dover affrontare il processo è stato difficilissimo», le parole di Silvia Garbelli. «Assoluzione che ci ha sorpreso», è il commento di Biagio Giancola, avvocato della vedova Bertini.In udienza preliminare aveva già patteggiato una pena di un anno e due mesi Roberto Torres, il professionista autore dello studio sul ponte per conto di Anas in cui si escludeva che il manufatto presentasse problemi statici
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