11 Novembre 2017

Sei anni a Sangiorgi, stangate le aziende

di Carlo Gregori Non solo condanne per i cardiologi e membri del loro staff che utilizzavano il Policlinico di Modena per attività lucrative attraverso sperimentazioni non autorizzate ma anche una stangata in sanzioni pecuniarie per le aziende biomedicali coinvolte in questo traffico privato in un ospedale pubblico. Come sottolineato ieri dal procuratore capo Lucia Musti a margine della sentenza, il maxi processo per il “caso Cardiologia” dimostra che «dietro queste società c’ erano interessi economici e che si sono fatti i soldi sulla pelle dei pazienti».Esattamente cinque anni dopo lo spettacolare blitz con tanto di elicottero su Modena che portò all’ arresto di otto medici e una biologa di cardiologia e a 33 perquisizioni, la sentenza di ieri ha chiuso un processo che rappresenta una pietra miliare per la giustizia modenese, se non altro per la mole abnorme di indagini in campo medico: un intero reparto considerato un eccellenza è stato rivoltato come un calzino e si sono cercate le diramazioni esterne degli illeciti, i “committenti”, nonché i flussi di denaro illecito che hanno poi provato, secondo la Seconda Sezione Penale, l’ associazione a delinquere per corruzione e altri gravi reati commessi da cardiologi e case produttrici attraverso onlus costruite apposta. Un impianto accusatorio contestato a gran voce dalla professoressa Maria Grazia Modena, allora direttrice del reparto (assolta in appello), che anche ieri ha avuto parole durissime.Dodici condanne, per complessivi 36 anni di reclusione, tredici assoluzioni e sanzioni ad aziende per oltre due milioni e 200 mila euro. Il principale imputato, l’ emodinamista Giuseppe Sangiorgi, è stato condannato a sei anni e mezzo di carcere, con interdizione perpetua dai pubblici uffici. Due anni e otto mesi sono stati inflitti a Giuseppe Biondi Zoccai, due anni e dieci mesi ad Alessandro Aprile, due anni e otto mesi a Luigi Politi. È stata anche stabilita una provvisionale di 500 mila euro a favore del Policlinico di Modena, di 100 mila euro per la Regione Emilia Romagna e di 20 mila euro per l’ associazione “Amici del cuore” del dottor Giovanni Spinella, tra i primi (con Codacons) a segnalare le gravi irregolarità che avvenivano a Cardiologia dal 2010 al 2012.Va segnalata una lunga serie di assoluzioni di imputati, alcuni dei quali inizialmente messi agli arresti. Come il dottor Andrea Amato, ad esempio, e la biologa Simona Lambertini. Assolti anche il commercialista bolognese Ivano Sammali (che ieri in aula per l’ emozione ha pianto), Antonio Colombo, Cecilia Previdi, Cristina Isaia, John Stuart Williamson, Stefanie Stahnke, Paola Burattiniello, Luisiana Antonello, Mark Sean Paquin e Michele Maltese, quadi tutti manager biomedicali.Stangate le aziende coinvolte: a molte è stata comminata una sanzione a sei cifre. La cavezzese Artech è stata condannata a una sanzione pecuniaria di 200mila euro (per un addebito di 6mila euro), la multinazionale Boston Scientific 245mila, la Medtronic 280mila euro, Eurocor Gmbh 320mila euro, Svelte Medical System 100mila euro, Biosensor Europe 210mila euro, Endotech 45mila euro, Clearstream 30mila euro, Atrium 240mila euro, Volcano 45mila euro, Cid 45mila euro.Stangata anche sulle onlus ritenute fittizie, utili solo a scopi illeciti come il transito del denaro occulto per le sperimentazioni e per le pubblicazioni “favorevoli” al dispositivo occultamente pubblicizzato. Endovascular condannata a pagare una sanzione di 206mila euro, L3Service 154mila euro e soprattutto quella E2C che è stata al centro del processo 154mila euro.Due aspetti emergono dalla sentenza. Il primo: secondo i giudici è abbastanza solida la prova che si fosse formata in quel reparto un’ associazione per delinquere. Lo dimostrano la condanna complessiva e per Sangiorgi in particolare per questo reato. Sangiorgi emerge come il capo di un’ organizzazione interna al reparto. La seconda è invece la credibilità che, in controluce, assumono i due principali accusatori interno al reparto: i cardiologi Fabio Sgura e Rosario Rossi, più volte attaccati e in un caso sbugiardati (per la gaffe sulla paziente morta che invece era viva). Nonostante le imprecisioni a volte pesanti, l’ insieme della loro narrazione è ritenuto fondato. A metà febbraio saranno note le motivazioni ma già adesso le difese annunciano il ricorso in appello e battaglia senza quartiere.
carlo gregori

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