24 Ottobre 2017

Anna Frank, l’Osservatorio antisemitismo: «La Federcalcio prenda posizione»

 

Claudio Lotito è andato in Sinagoga e si è dissociato dagli ultrà della Lazio per gli adesivi di Anna Frank lasciati in Curva Sud insieme a quelli con su scritto «Romanista frocio» e «Romanista ebreo». Ma per Stefano Gatti, responsabile dell’Osservatorio antisemitismo della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, avrebbe potuto pensarci prima: «I presidenti in Italia sono molto ambigui nei confronti degli ultrà. Ufficialmente condannano, ma poi come Lotito fanno avere loro biglietti gratuiti. Sono atteggiamenti piuttosto superficiali, inconcepibili nel Regno Unito oppure in Germania» (leggi anche: La mappa del tifo neonazi d’Italia).

LAZIO E VERONA, IL FENOMENO È RICORRENTE. Gatti è autore di un studio liberamente scaricabile online, Fenomeno ultras e antisemitismo negli stadi di calcio. È datato 2014, ma a Lettera43.it l’esperto spiega: «Non ci sono grandi cambiamenti. Anche oggi gli episodi di antisemitismo negli stadi sono riconducibili principalmente alla tifoseria della Lazio e a quella del Verona». Naturalmente, non si tratta dei tifosi nella loro totalità: «Parliamo di aree e settori molto caratterizzati da un punto di vista ideologico». Cioè di persone che «vanno allo stadio apposta per insultare i neri, gli omosessuali o gli ebrei».

Con lo sport, con il calcio giocato, tutto questo non c’entra nulla. E proprio la Lazio, secondo Gatti, lo dimostra: «La squadra funziona, sta giocando bene. Eppure c’è chi continua con gli slogan razzisti e antisemiti. È evidente la mancanza di un legame con l’esito delle partite».

IMPRONTA NEONAZISTA. Nello studio del 2014 vengono tratteggiate le caratteristiche delle tifoserie ultrà degli stati italiani. Quelle che usano antisemitismo e razzismo «hanno un’impronta neonazista, di destra estrema». Oltre a Lazio e Verona, il fenomeno riguarda anche «una parte della tifoseria della Juventus e di quella dell’Inter, anche se gli episodi non sono stati particolarmente numerosi».

GRUPPI RISTRETTI DAL COMPORTAMENTO STABILE. Gruppi ristretti, a volte legati a organizzazioni politiche, ma il cui comportamento prescinde dalla crescita della popolarità di queste ultime: «Queste tifoserie», continua Gatti, «non sono influenzate dai sondaggi elettorali. Hanno un’impronta di destra radicale e il loro comportamento, purtroppo, è stabile».

Oltre a Lazio e Verona, il fenomeno riguarda anche una parte della tifoseria della Juventus e dell’Inter, anche se gli episodi non sono stati particolarmente numerosi.
Stefano Gatti, responsabile dell’Osservatorio antisemitismo

Il fenomeno, del resto, non è esclusivamente italiano. Però da noi, come in altri Paesi dell’Europa Orientale, «può essere più forte, perché il contrasto non è stato molto attivo». L’esempio da seguire, per Gatti, è quello del Regno Unito, dove una combinazione di «educazione e repressione» ha ridotto questi abusi ai minimi termini: «In Italia servono atteggiamenti differenti, in primis dalla Federcalcio. Prese di posizione più chiare dei dirigenti, dei presidenti delle squadre e anche dei calciatori. E punizioni dure nei confronti del tifoso che si macchia di razzismo o antisemitismo».

PERCHÉ PROPRIO ANNA FRANK? Ma perché proprio Anna Frank? Per Gatti «non è una novità, altre volte erano state usate le sue immagini». È un modo «per colpire un simbolo, sullo sfondo c’è anche il tema del negazionismo della Shoah». Gli effetti possono essere controproducenti, ma ai responsabili non interessa: «Hanno guadagnato l’attenzione mediatica, era quello che volevano. Vivono di provocazioni, nel momento in cui sono al centro dell’attenzione hanno raggiunto lo scopo».

L’INUTILITÀ DI MISURE DRACONIANE. A chi propone misure draconiane, come il Codacons che ha suggerito di chiudere la curva della Lazio per tre anni, Gatti risponde senza esitazioni: «Mi sembra un’iniziativa irrealizzabile. Meglio multe consistenti, squalifiche vere e un piano educativo serio nei confronti dei tifosi. E soprattutto un cambiamento radicale di rotta da parte delle società e della Figc, che finora non hanno fatto granché».

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