6 Febbraio 2002

«Ancora in commercio carni e farine illegali»

«Ancora in commercio carni e farine illegali»


I Nas dei carabinieri: aumenteremo i controlli. I consumatori mettono sotto accusa la rottamazione dei bovini

ROMA – Allevatori e industriali senza scrupoli mettono in commercio carni e farine animali «fuorilegge», che potrebbero essere infestate da Mucca pazza. E? il quadro che emerge dal resoconto dei controlli eseguiti lo scorso anno dai carabinieri del Nas. Un dato su tutti: sono state sequestrate 34 tonnellate di mangimi animali, vietati perché possono favorire la diffusione del morbo della Bse. Malgrado le misure adottate a partire dal 1° gennaio dello scorso anno, le verifiche dei militari sulla produzione e sulla vendita delle carni bovine hanno dimostrato l?esistenza di un pericoloso e vasto mercato clandestino: 372 ispezioni negli stabilimenti per la lavorazione delle carni hanno portato alla denuncia di 41 persone, 4.691 verifiche negli allevamenti hanno avuto come conseguenza l?iscrizione sul registro degli indagati di 450 «addetti ai lavori», per i 1.846 controlli nei mangimifici sono finiti sotto inchiesta 61 imprenditori. Il comandante dei Nas, generale Gennaro Niglio, ammonisce: «Le illegalità sono regredite, la maggior parte delle violazioni sono state accertate nei primi 7-8 mesi del 2001. Ma c?è molto da fare, intensificheremo i controlli».


ALLEVAMENTI E MACELLI – Il paragrafo del rapporto del Nas che getta tinte fosche sul rispetto dei divieti è quello in cui si riassumono le verifiche negli allevamenti. Tre le denunce per aver alimentato «bovini con mangimi non conformi alla normativa», sei per aver «ricettato bovini di provenienza ignota», una per «aver commercializzato prodotti caseari pericolosi per la salute pubblica perché preparati con latte proveniente da allevamento con focolaio brucellosi e Tubercolosi». Ma ci sono stati anche due imprenditori messi sotto inchiesta per aver «detenuto carcasse di bovini morti in circostanze sospette» e uno accusato di «aver commercializzato carni provenienti da bovino risultato non negativo al test del Bse». E mentre gli investigatori si chiedono che fine abbia fatto questa carne potenzialmente ad «altissimo rischio», tre elementi emersi dalle ispezioni hanno fatto scattare l?«allarme rosso»: sequestrati 1.491 capi «alimentati con mangime contenente proteine animali» e 34 tonnellate di «mangime positivo alle analisi per presenza di tessuti ossei di mammiferi». Sessantuno le denunce al termine delle 608 ispezioni nei macelli. Su tutti spiccano due sequestri: 1.189 chili di «organi bovini in allevamento dove è stata riscontrata positività da Bse» e «5.000 chili di carne bovina macellata unitamente a capo riscontrato positivo da Bse».



CONSUMATORI – La reazione più dura arriva dal Codacons che apre un capitolo contestato delle misure anti Bse: la rottamazione dei bovini. «Preoccupa il fatto che su 20.000 bovini morti, solo 5 mila sia stato sottoposto ai test, mentre gli altri sono stati rottamati senza controlli». Il numero dei casi di Bse in Italia, insomma, potrebbe essere sottostimato. Critico il Movimento consumatori: «La carta d?identità della bistecca non basta a dare sicurezza – dice Gianluigi Cardone, agronomo -: chiediamo disciplinari di produzione che garantiscano un allevamento sano. L?informatizzazione delle forniture potrebbe evitare un altro rischio: che il macellaio venda carne di un animale “anonimo“, spacciandolo per certificato». Il mercato crollerà di nuovo? Assocarni è ottimista: «Il rafforzamento delle misure di prevenzione e controllo esclude qualsiasi rischio per il consumatore».

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